Non sono molti i film che parlano dell'adolescenza senza cadere nei buchi neri dei luoghi comuni. Ci prova Spike Jonze, redivivo dopo un'assenza dai grandi schermi lunga ben sette anni. L'eclettico (ormai) quarantenne ci aveva abituato alla sua attività cinematografica rarefatta, ma adesso, con la trasposizione di uno dei raccconti per bambini più amati degli ultimi anni, di curiosità ce n'era parecchia. "Il paese delle creature selvagge" è tratto da "Where the wild things are", libro illustrato di Maurice Sendak, piccolo gioiello adorato dai piccoli - e grandi! - lettori di lingua inglese. Primo grande ostacolo per questa lunga e impervia produzione è l'estrema brevità del libro, che in pratica propone poche ma splendide immagini e ancora meno s'inoltra nel racconto letterario. Con la collaborazione di Dave Eggers - che ormai sembra dover dimostrare a tutti che non ha nulla da dimostrare - Jonze deve assolutamente allungare la solfa...
Max è un ragazzino problematico. Spesso solo e malinconico, sfoga il suo bisogno di contatto col mondo grazie alla sua sfrenata fantasia. A casa ci sono i problemi che ci sono: la mamma, separata, gli vuole molto bene ma spesso è impegnata per lavoro; la sorella Claire è entrata in quella età nella quale si smette di vestire la Barbie e si comincia a togliere la mutanda. In più c'è un fidanzato tanto caruccio che però sembra voler rubare ogni attenzione della mamma a dispetto del povero Max. Una sera, dopo una litigata con la genitrice, Max fugge. Sulla riva del mare trova una piccola barca e, vestito solo del suo pigiama lupomorfico, parte alla volta di lidi avventurosi. Arriverà nel paese delle creature selvagge, enormi pupazzotti - è la migliore definizione biologica che si può dar loro - chiassosi, psicotici e casinisti, ma anche dolcissimi e insicuri. Dopo un piccolo - meraviglioso - colloquio iniziale, le creature eleggono Max loro re. Max dovrà essere un sovrano onesto, buono, forte e coraggioso ma soprattutto dovrà tenere lontano da i pupazzotti la noia, unica paura delle gigantesche bestie pelose. Carroll, Ira, Judith e gli altri giganti scopriranno in Max un re pieno di immaginazione, pronto a far ritrovare al gruppo l'unità perduta.
Dopo un meraviglioso primo tempo, pregno di magia cinematografica e di innocenza gotica, durante il quale non si può fare a meno di fissare a bocca aperta i pupazzotti - vero capolavoro del costumista Casey Storm, accade purtroppo l'irreparabile in un film per bambini: arriva la noia, temuta tanto dalle creature quanto dallo spettatore in sala. E' una goduria osservare questi giganteschi mostri che corrono, cadono, ondeggiano, lottano e ingaggiano una guerra a colpi di zolle di terra, ma dopo l'ennesima baruffa ci si chiede dove si voglia andare a parare.
Il racconto diventa quasi orrorifico, sicuramente inquietante: Max scopre che in realtà i suoi nuovi amici non sono molto diversi da lui, e la vita con loro non è poi così semplice. Ognuno di loro sembra rappresentare un diverso aspetto del suo carattere, o più in generale del carattere di un ragazzino - rabbia, egoismo, insicurezza, codardia. In bilico tra la pedagogia e la psicologia più sottile e dubbiosa, il film si appesantisce, abbandonando quel ritmo delizioso che avrebbe persino addolcito il palato degli spettatori adulti. Carroll accusa re Max di non divertire più i suoi sudditi, minaccia di divorare il bambino e quando ci prova il gruppo si sfalda definitivamente. Max non può far altro che tornare a casa dalla sua vecchia famiglia. I suoi amici pupazzotti - in una scena dalla dolcezza struggente - lo salutano dalla spiaggia, in lacrime. Alle creature resterà per sempre il ricordo, a Max l'insegnamento e il commiato dall'infanzia. Il bambino ha imparato tanto.
Si conclude così Il paese delle creature selvagge, un bel tentativo, in parte sprecato, di raccontare con la fantasia di un bambino un mondo che troppo spesso è al di sopra dei bambini stessi. Il film è rovinato da una sceneggiatura annacquata che non giustifica la durata di un'ora e quaranta minuti. Mi piacerebbe dare la colpa di tutto alla consueta prolissità di Eggers, alla malignità della produzione che sembra averci messo lo zampino più del dovuto. Mi piacerebbe. Il risultato comunque non cambia molto. Peccato.
Regia: Spike Jonze Soggetto: Maurice Sendak Sceneggiatura: Spike Jones & Dave Eggers Tratto da un romanzo di: Maurice Sendak Direttore della fotografia: Lance Acord Montaggio: James Haygood, Eric Zumbrunnen Interpreti principali: Max Records, Catherine Keener, Mark Ruffalo, James Gandolfini (voce), Forest Whitaker (voce) Musica originale: Carter Burwell, Karen O degli Yeah Yeah Yeahs Scenografia: K.K. Barrett Costumi: Casey Storm Produzione: Bruce Berman, John B. Carls Origine: Usa Durata: 101 min.
Info: http://www.mymovies.it/film/2009/nelpaesedellecreatureselvagge/
Paolo Castronovo - Novembre 2009
Jonze in Lankelot:
Commenti
"Si conclude così Il paese delle creature selvagge, un bel tentativo, in parte sprecato, di raccontare con la fantasia di un bambino un mondo che troppo spesso è al di sopra dei bambini stessi. Il film è rovinato da una sceneggiatura annacquata che non giustifica la durata di un?ora e quaranta minuti. Mi piacerebbe dare la colpa di tutto alla consueta prolissità di Eggers, alla malignità della produzione che sembra averci messo lo zampino più del dovuto. Mi piacerebbe. Il risultato comunque non cambia molto. Peccato."
Qualche problemino coi link... sooob!
sistemato;)
e alè col neo castro!
"Con la collaborazione di Dave Eggers - che ormai sembra dover dimostrare a tutti che non ha nulla da dimostrare"
> Dovresti scriverne, allora;)
Jonze si direbbe orfano di Kaufman...
"Si conclude così Il paese delle creature selvagge, un bel tentativo, in parte sprecato, di raccontare con la fantasia di un bambino un mondo che troppo spesso è al di sopra dei bambini stessi".
Lo aspettavo con ansia, il tema come sai mi interessa parecchio. Purtroppo ancora non sono andato a vederlo, anche perché non sei l'unico che mi ha espresso perplessità sul film. Credo che lo vedrò in dvd, ormai. Ad ogni modo il pezzo è davvero ben fatto, Paolo, come al solito.
3. Detesto Eggers :) Non sai quanto mi dispiaccio quando altri ne tessono le lodi. Non posso proprio farci niente...
5. Ci tenevo tanto anch'io, Leon. Non sono rimasto molto soddisfatto purtroppo. Sarei davvero curioso che tu lo veda, secondo me ne potremmo trarre spunti interessanti sul serio. Non so perché ma mi è sembrata un'adolescenza totalmente opposta a quella individualistica di Van Sant.