Franchi Gianfranco

Monteverde

Franchi Gianfranco


Monteverde è il quartiere di Roma che Gianfranco Franchi rivendica come cuore del suo mondo, ma è un mondo che riverbera la luce dell’altrove e che si sviluppa piano, attraverso le sezioni ed i capitoli per arrivare infine a coinvolgere in un’estensione metaforica.

Monteverde è un’isola e punto di partenza; Monteverde è un rifugio, una fortezza da cui sentirsi protetti mentre il resto del mondo delira. Monteverde è lo specchio di una generazione e, quindi, se vogliamo, di un’epoca.

Ed è una generazione smarrita, quella che fuoriesce prepotente dalle pagine di Monteverde. È una generazione di passaggio che si svincola dalla facile retorica dei padri e dei fratelli maggiori, dimostrando la maturità di chi, in fondo, si è visto strappar via le illusioni troppo presto, ancor prima di potergli dare una qualche concretezza. È il regalo di un passato costruito senza fondamenta, da parte di chi non ha saputo vedere al di là, edificando una società d’apparenza e di falsi e biechi legami, senza porsi domande sulla gioventù che l’avrebbe abitata, nel presente e nel futuro.

 

Gianfranco Franchi, attraverso il suo alter ego, Guido Orsini, specchio riflesso del suo io interiore, sa porre, tra fragilità ed intransigenza intellettuale, gli interrogativi di una mente magmatica in continuo fermento. Scrive di sé stesso e allo stesso tempo sollecita i ricordi trasformandoli in esperienze. Ci si riconosce un po’ tutti. L’età è indifferente, flessibile alla sua dell’oggi, ma anche a quella che va dai venti fino ad abbracciare una soglia ben più avanzata. Ci si riconosce se si può ricordare con un pizzico di rimpianto, come frammenti che si perderanno, un’audiocassetta e la fatica nel mettere insieme la compilation del cuore; oppure il fervore giovanile nei momenti vissuti con i compagni di scuola e di università a progettare sogni, seduti attorno ad un tavolo, magari protetti da un ombrellone che oggi resta imperturbabile cimelio alla foga del tempo; o l’entusiasmo delle prime scoperte musicali che incideranno sui gusti lungo la via; o la gioia di ritrovarsi la domenica con il proprio padre a seguire la squadra del cuore e riconoscerne l’eroe seduto accanto a sé; o ancora le delusioni amorose, la stanchezza riflessa in una fase che ha la sua chiave di accensione in quelle due parole “stasera filmetto”; e poi le prime fantozziane esperienze lavorative, quando il curriculum vitae si compone di una sola pagina infarcita di righe d’istruzione, nella speranza che sia un giusto riconoscimento per acquisire un posto nella società moderna. E si finisce per non essere mai in grado, troppo giovani, troppo esperti, poco pratici, troppo qualificati, uno spreco.

E si resta a pensare, di fronte a quel foglio oltraggiato, che no, non ce l’avevano raccontata così da bambini. Con gli occhi innocenti si vede tutto in modo filtrato; il tempo è dilatato, sembra quasi che non debba mai giungere la notte eppure passano gli anni e, giorno dopo giorno, ci si accorge delle menzogne imbrigliate in una realtà che non lascia spazio neppure all’infrangersi di una sana speranza. Anneghiamo in un mare di teorici.

 

Franchi scrive di sé e rivoluziona le annotazioni diaristiche che diventano prima racconti, poi saggi ed, infine, romanzo.

Franchi tocca gli aspetti diversi della vita, quelli che si riscontrano nella normalità delle cose, quelli che non necessitano una pianificazione perché semplicemente accadono e che esplodono nella loro profondità: l’infanzia, il lavoro, le passioni, l’amore, la morte, l’appartenenza.

E lo fa a suo modo traendo da un’esperienza, occasionale, voluta, ricercata, esaltata, l’occasione per un discorso più ampio, sociale, storico ed, infine, tremendamente umano. L’autore amplifica i suoi sentimenti collocandoli in una dimensione collettiva: c’è ironia e comicità, volontaria e non, passioni e stanchezza, allegria e malinconia, gioia e dolore. A volte tace nel silenzio sotteso alle parole; a volte è un fiume in piena, travolto dalla luce dei pensieri; a volte s’infiamma e travolge; a volte sorride; a volte piange lacrime asciugate dal buio dei ricordi.

 

Ed il lettore finisce per sorridere nell’immaginare Guido Orsini in versione lavoratore notturno quale “braccio umano di uno scanner”, o seguendo la mirabolante impresa di un fusillo, così come le sue tragicomiche teorie sulle tazzine/mug e disastri annessi e connessi. È uno spettacolo saperlo giardiniere provetto delle sue piante in terrazzo nutrite d’amore e di telefonini sepolti, oppure inseguito da una vicina incrociata in un supermercato, reo di non aver raccolto un sacchetto di prosciutto.

Il lettore si emoziona nella commovente e lirica comprensione della morte, vissuta attraverso gli occhi di un bambino che vede un catafalco ospitare il corpo del nonno, quel nonno che fino a pochi attimi prima giocava con lui. Il mondo degli adulti lo respinge, nel tentativo di proteggere la sua innocenza, la sua inconoscibilità della morte e così facendo ne segnerà il ricordo. 

 

Sono capitoli quelli di “Monteverde” che raffigurano l’esistenza, nelle sfaccettature che da stereotipate divengono metafore potenti su cui avvicinare una lente d’ingrandimento, intervallati da brevi intermezzi in cui riaffiora l’aticipità di un intellettuale che si trova ad incrociare un cane solitario dagli occhi di colore diverso. Il nostro fa degli strani incontri, in effetti tra il cimitero ed il cane, ma è soprattutto in quest’ultimo che si intravedono tante piccole e grandi cose: una coscienza, un avvertimento, un pericolo. Come Caronte che traghettava le anime, quel cane è l’interludio che trasporta da una sezione all’altra, in un momento di passaggio in cui si può riprendere fiato e metabolizzare quanto letto fino a quel momento, assaporandone la verità.

È trasparente Franchi, come quell’acqua a cui aspira di assomigliare “vorrei essere acqua: che la mia scrittura fosse scritta nell’acqua” (pag.177), o ancora “come una tela d’acqua su una cornice di carta” (pag.7). Ed invece si ritiene “alcolico e velenoso, e non trovo riposo e non conosco più gioia. Sono una sigaretta che non si spegne mai, e un calice che non si esaurisce” (pag.177).

È fonte inesauribile, invece, di passione che ha conosciuto la disillusione, la viltà umana, l’oltraggio del lavoro, e che si è scontrato contro la maschera sociale senza trovarvi pace. È l’onestà, il cardine su cui si poggia l’umanesimo di Franchi e che si riversa come un fiume in piena. È una furia che dissemina i suoi scritti della coerenza che gli è propria. E con gli anni si è affilata, senza indulgere nella rassegnazione, senza perdere neanche in una riga il fervore dettato da una purezza interiore e da un’intelligenza di pari dignità. Lui lotta, come un cavaliere errante, “un cane sciolto”, “libero e suicida”, tra la viltà ed il grottesco per la libertà intellettuale, per una vivacità che si nutra di sostanza. Perché la sua unica e vera Patria è la Letteratura, una Letteratura che non si spegne.

 

E così “Monteverde” chiude una trilogia, iniziata con “Disorder” e “Pagano”, di cui ogni parte è frammento autonomo, ma sicuro è che apre le porte ad un nuovo capitolo.

 

Ho scelto come patria la Letteratura in lingua italiana con opportune commistioni dialettali e linguistiche perché io sono amalgamato così; ho scelto come patria la Letteratura perché è terra di menzogna e oasi di invenzioni e meraviglia, non ha pretese di essere vera o realistica ad ogni costo, né d’essere Storia: è storia delle storie, è tante storie assieme” (pag. 306, Frontiere).

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007). È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.

 

Gianfranco Franchi, “Monteverde”, Castelvecchi, Roma, 2009.

 

Approfondimento in rete: rassegna stampa

 


 

Movida,  18 giugno 2009.

ISBN/EAN: 
9788876152917

Commenti

ed io ne approfitto che il sito è deserto :)

:) Gran lavoro!! E forza Monteverde!

3.sembra una squadra di calcio ah ah ah ah ...

http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2799.msg19469#msg19469

sono di passaggio:) intanto inchino, saluto e omaggio
danke MOVI!
domani leggo tutto

grazie:)

the way of the sword.

"Franchi scrive di sé e rivoluziona le annotazioni diaristiche che diventano prima racconti, poi saggi ed, infine, romanzo.
Franchi tocca gli aspetti diversi della vita, quelli che si riscontrano nella normalità delle cose, quelli che non necessitano una pianificazione perché semplicemente accadono e che esplodono nella loro profondità: l?infanzia, il lavoro, le passioni, l?amore, la morte, l?appartenenza. "

> Mi piace molto il passaggio di genere - annotazioni, racconti, saggi e infine romanzo. Potrebbe essere una buona soluzione per la presentazione del libro a chi non lo conosce affatto:).
*
la prima parte del pezzo è davvero poetica. Grazie Movi.

"È trasparente Franchi, come quell?acqua a cui aspira di assomigliare ?vorrei essere acqua: che la mia scrittura fosse scritta nell?acqua? (pag.177), o ancora ?come una tela d?acqua su una cornice di carta? (pag.7). Ed invece si ritiene ?alcolico e velenoso, e non trovo riposo e non conosco più gioia. Sono una sigaretta che non si spegne mai, e un calice che non si esaurisce? (pag.177)."

> Altro rilievo bellissimo e profondo. Tutto nasceva, anni fa, dalla lapide di john keats e dal perduto legame con il mare in cui sono nato. E' molto probabile che questi due elementi si siano fusi, nel tempo, e che si siano assimilati:).

7 e 8. ehm.

"È fonte inesauribile, invece, di passione che ha conosciuto la disillusione, la viltà umana, l?oltraggio del lavoro, e che si è scontrato contro la maschera sociale senza trovarvi pace. È l?onestà, il cardine su cui si poggia l?umanesimo di Franchi e che si riversa come un fiume in piena. È una furia che dissemina i suoi scritti della coerenza che gli è propria. E con gli anni si è affilata, senza indulgere nella rassegnazione, senza perdere neanche in una riga il fervore dettato da una purezza interiore e da un?intelligenza di pari dignità."
Questa chiusura mi piace particolarmente. Ottima presentazione, davvero, poetica.

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