“Era tutto giovane e fresco e nuovo, non importava che stessimo ripetendo un modello romantico. Eravamo nella nostra terrazza, a parlare di cinema, di mostre, di donne, di esami da fare, di libri da scrivere, di prossime uscite e di circolazione del giornale. Eravamo giovani pieni di speranza, di voglia di essere e di creare, di amore per la bellezza. Eravamo, e questa è la sola colpa, incoscienti d’essere nel pieno d’un periodo che avremmo perduto: avremmo perduto quell’equilibrio, quella dolcezza e quella serenità che assieme conoscevamo, avremmo smarrito quegli anni senza litigate e senza invidie, custodendo un ricordo incredulo d’un periodo bellissimo” (p.51).
Diario personale e al contempo generazionale, per una generazione che ha avuto sogni e speranze, una generazione borghese e colta che oggi vive un profondo disincanto. Spesso disillusa, questa generazione che vive trasfigurata nell’esperienza letteraria di Franchi è stata anche la mia.
Chiuso Monteverde, opera conclusiva di una trilogia intima ed esistenziale di un grande amico e notevole letterato come lo è senza dubbio Gianfranco Franchi, non ho potuto non fermarmi un attimo a pensare – ancora una volta – al rapporto che mi lega a questo inusuale e irrinunciabile “personaggio” che da quasi cinque anni si è insinuato – più o meno direttamente – nella mia vita di uomo, di giornalista, di recensore, di letterato con una elle davvero minuscola in confronto a quella che idealmente riesco a porre davanti all’innegabile potenza della sua scrittura. Che si tratti di racconti brevi, poesie o recensioni, di opere dall’ampio respiro – a dispetto dell’ingannevole apparenza – come questo Monteverde, l’esplosività e il rigore morale e l’onesta intellettuale di Franchi non possono non annichilirmi ogni volta, anche a dispetto della diversità di vedute su tanti fatti e personaggi dell’Italia nostra, comunque triste e ridicola – siamo perfettamente d’accordo, su questo -, che pur mantengo sulla contingenza che ci accoglie. Ma c’è di più, certamente molto di più, niente che attenga alla superficie delle cose narrate, che insinua nel mio intimo sentire un misto di meraviglia, dissonanza, gratitudine e ammirazione (e odio: ma come insegnava Goethe l’odio è l’altra faccia dell’amore) rispetto a quanto Franchi riesce a far emergere di sé attraverso la sua opera. Quest’ultima, in modo particolare.
Monteverde, in ciò non difforme dai precedenti Disorder e Pagano, si palesa come un flusso interminabile d’autocoscienza, certo auto referenziale e in alcuni momenti ombelicale, massimalista e piacevolmente ingenuo in alcune riflessioni, ma forte di quella carica destrutturante e destabilizzante con la quale solo i grandi letterati riescono a plasmare le loro opere. Non ho bisogno di dire a Franchi, pur per via indiretta, quello che più volte, in positivo o in negativo, gli ho significato di persona; né tanto meno questo è il luogo per cantarne lodi generiche, rafforzando un discorso che – perlomeno tra queste mura: Lankelot, la sua (nostra) isola virtuale – tutti condividiamo. Mi preme invece parlare di Monteverde, dell’isola ideale già protagonista di Pagano, del microcosmo che qui diventa macrocosmo, che accoglie e rielabora in sé i diversi motivi identitari di Gianfranco Franchi: ancora una volta Trieste, l’Istria, l’A.S. Roma, la romanità, il Gianicolo, via Fonteiana, epicentro del suo piccolo grande universo, del suo microcosmo ideale divenuto macrocosmo esistenziale.
Suddiviso in sei macrotematiche (Casa, Lavoro, Donne, Musica, La Roma e Patrie Lettere), sei assi portanti intorno a cui ruota la narrazione, compresa di antefatto e interludi, Monteverde ha una sorprendente consequenzialità narrativa, una struttura unitaria che tiene splendidamente in equilibrio la consueta forma diaristica. Ed è proprio questo l’elemento di maggiore distinzione rispetto a Disorder e Pagano, ciò che fa di Monteverde la prima vera grande opera ad ampio respiro di Gianfranco Franchi, che con questo libro raggiunge la piena maturità di linguaggio e di scrittura, palesando una capacità comunicativa e – per la prima volta interamente - narrativa che lo accosta ai letterati compiuti di questo tempo. È un punto di non ritorno, per capirci. Una linea superata: Franchi è per la prima volta un letterato adulto, passatemi il termine, non solo empatia ed esplosività, coerenza e orgoglio – che tutti già gli riconoscevamo -, perché è riuscito a rielaborare il disincanto e a dosare la sua vena massimalista e idealista, senza per questo perdere in incisività, in fede, in ideale. Franchi è adulto, dicevamo, la sua scrittura è adulta e compiuta, risoluta anche quando si abbandona a punte di lirismo e a sperimentazioni – qui più contenute. Non mancano le consuete contaminazioni e ibridazioni, perché l’autore è una spugna che da sempre succhia e interiorizza nozioni con la limpida disposizione all’emozione: tutto è stato e – sorprendentemente – resta ancora epifania. Gli occhi di Franchi sul mondo che lo circonda, pur disincantati, incredibile a dirsi, restano vergini e incontaminati. È questo che destabilizza, che quasi disturba. E vi spiego perché, facendo forse per la prima volta quell’ esercizio che a Franchi viene così naturale, quel mettersi a nudo di fronte al lettore che per il nostro tempo vile e ipocrita, stordito e annientato, nichilista passivo per non soffrire è realmente insopportabile. Ed io, figlio di questo tempo e con meno risorse d’autodifesa rispetto a Franchi, non posso che provare un dolore sordo leggendo le sue pagine, trovandomi senza le giuste difese davanti a uno specchio che ci pone senza pietà di fronte le nostre intime miserie. Le mie sono tante, come quelle della stragrande maggioranza di lettori che apriranno Monteverde e che imprecheranno, bestemmieranno, si struggeranno fino a piangere rabbia odiando-amando le sue pagine. Ricordate Atreju, di fronte allo specchio? La prova più dura, certamente: misurasi con Monteverde è un modo per porci di fronte al nostro limite. Ammettere la nostra miseria e finitezza. Ma è anche un modo per trovare i giusti motivi per non soccombere, di fronte a quello specchio. Un modo per vincere sé stessi e le proprie paure. Per sentirci eroici, sfidare l’altro da sé che si nasconde, almeno una volta: è nichilismo attivo, ascesi per l’ascesi.
Come mia consuetudine ho sottolineato e appuntato, quando mi trovo di fronte a un libro che debbo recensire, accorgendomi ben presto che la mia matita bicolore è andata oltre i semplici appunti di viaggio – perché l’esperienza letteraria è un viaggio, lo sapete bene -; potrei ben affermare, evocando le telecronache tennistiche di Tommasi e Clerici, che Monteverde è una partita (una sfida: tra l’autore e il lettore, come è tipico dei grandi libri) piena di “circoletti rossi”, un tripudio di sottolineature che mi creano sincere difficoltà nella scelta di campionare qualche passo. Sono realmente intenzionato a non campionare nulla – il mio caro amico mi capirà -, pena far torto a larghi blocchi di un’opera che, come dicevo in precedenza, vive di una invidiabile consequenzialità narrativa. Consequenziale e non difforme anche nell’ispirata vena di scrittura. Tanto che, a voler essere del tutto critici, visto che il mio pezzo non è l’apologia di Monteverde e di Franchi, questa compattezza la ritroviamo anche in negativo: se, dal mio punto vista, ci sono picchi davvero alti sia in tutto il capitolo Casa (Dinosauri postmoderni e Catafalco lasciano senza fiato), Musica (Teorie e tecniche delle compilation e Rosa della vittoria, in particolare) e La Roma (commoventi L’addio del Principe e Le corse di Alicicco; e forse il momento più alto dell’intero libro si nasconde proprio in questo capitolo: in 105.6 troviamo le pagine più dolorose e realistiche), nel trattare il tema Donne Franchi ci lascia le sue pagine meno convincenti, forse più ordinarie rispetto alla sue potenzialità e al suo talento.
Discorso a parte per l’intensa chiusura, affidata alle pagine di Frontiere, in cui Franchi si confronta col suo sangue e la sua origine, rivelandoci con la consueta schiettezza che la sua identità è una frontiera, non solo geografica ma soprattutto ideale, intima, esistenziale. Che se proprio deve darsi una Patria – che non può essere l’Italia e né tanto meno l’italianità, evidentemente -, questa non può essere altro che la Letteratura. Sempre e rigorosamente scritta in maiuscolo. E qui, mio caro amico, proprio alla conclusione di questo mio breve omaggio alla tua arte, a quello che sei e che spero resterai, non posso non richiamare le tue parole. Per me le più emblematiche, necessarie per capire lo spirito che da sempre anima le tue pagine:
“Ho scelto come patria la Letteratura in lingua italiana con opportune commistioni dialettali e linguistiche perché io sono amalgamato così; ho scelto come patria la Letteratura perché è terra di menzogna e oasi meravigliosa, non ha pretese d’essere vera o realistica ad ogni costo, né di essere Storia: è storia delle storie, è tante storie assieme. Come questo libro, che si fonda su migliaia di verità e di bugie, di ricordi e di congetture, di fotografie e radiografie.”(p.306).
Sarà pur vero – e non abbiamo motivo di dubitarne – che Franchi era come lui stesso afferma un pessimo terzino. Ma per usare una metafora calcistica, in ossequio a questo libro e all’amore per il calcio dichiarato dall’autore, mi piace immaginarlo come un grande centravanti della letteratura. Un centravanti di sfondamento, come si diceva una volta, quando non c’era Sky e il calcio era un puro esercizio di fantasia, immaginato attraverso la voce di una radiolina.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007).
È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.
Gianfranco Franchi, “Monteverde”, Castelvecchi, Roma, 2009.
Léon, maggio 2009.
A Monteverde, quartiere della mia infanzia e adolescenza. Della spensieratezza e dei sogni, quando ero soltanto un bravo calciatore.
Commenti
Scritta di getto appena chiuso il libro. Non è una recensione classica, non ce ne era motivo visto il fiorire di recensioni sul libro. Domani, finalmente, potrò leggermi a mente fredda anche le altre. Ave caro Franchi, e onore al merito.
Bella pagina Léon. (-:
D'accordo quando dici che è "un punto di non ritorno", "una linea superata". Già dalle prime pagine.
Ed ora..."Verso l'infinito...e oltre!!"
(-:
Mio magnifico,
intanto grazie - alla cieca - per l'articolo: perché già me lo sto pregustando:)
Domattina leggo bene, a fondo, e commento tutto. Intanto: inchino e grazie di cuore.
Anche per l'sms.
grande,
gf
"Monteverde, in ciò non difforme dai precedenti Disorder e Pagano, si palesa come un flusso interminabile d?autocoscienza, certo auto referenziale e in alcuni momenti ombelicale, massimalista e piacevolmente ingenuo in alcune riflessioni, ma forte di quella carica destrutturante e destabilizzante con la quale solo i grandi letterati riescono a plasmare le loro opere."
> Speriamo:). ("questo è l'ombelico del mondooo...";) ).
*
"Monteverde ha una sorprendente consequenzialità narrativa, una struttura unitaria che tiene splendidamente in equilibrio la consueta forma diaristica."
> Sulla struttura, puoi immaginare, avevo davvero molto a cuore questo; che funzionasse, che fosse limpida e lineare, che svelasse man mano gli incastri e le corrispondenze tra una parte e l'altra. Ecco, grazie:).
*
"Una linea superata: Franchi è per la prima volta un letterato adulto, passatemi il termine, non solo empatia ed esplosività, coerenza e orgoglio ? che tutti già gli riconoscevamo -, perché è riuscito a rielaborare il disincanto e a dosare la sua vena massimalista e idealista, senza per questo perdere in incisività, in fede, in ideale."
> Secondo me è merito del fisco, e dell'inflazione;).
(questo tuo rilievo è condiviso pienamente da Antonio Veneziani)
"Un centravanti di sfondamento, come si diceva una volta, quando non c?era Sky e il calcio era un puro esercizio di fantasia, immaginato attraverso la voce di una radiolina."
> ...e grande clausola:). Bellissimo pezzo, partecipato, carico, onesto. Tuo, nostro. Felice di sapere mv sui tuoi scaffali, felice di sapere che t'è appartenuto. Il pezzo preferito dal Morici è "Stasera DVD".
oggi in edicola:
Recensione su LINEA Quotidiano - a firma Nicola Vacca, p. 4 - 13 maggio 2009. Titolo: "Franchi Tiratore".
Urrà!
Un terzino alla molinaro?
diciamo alla Carboni anni romani, ma fisicamente più simile a Cufrè:)
scarssimo allora...
fra le varie iniziative, potresti tirare in piedi una squadra lankelot...anche se poi tu dovresti arbitrare...ammazza, me lo immagino...
10. :). Ai tempi dei giornali dell'Università c'era la squadra (inno: Got the Life dei Korn:
http://www.youtube.com/watch?v=PGegHOgSLnw ).
Eravamo una squadra molto cerebrale, penalizzata dalla presenza di uno stopper rissoso. A fine carriera (avevo 20 anni), siccome correvo di meno, facevo il terzino per dieci minuti poi fluidificavo da fermo:). Purtroppo tendevo ad avere noie con gli avversari. Niente di particolarmente manesco, però...
*
Ora ho un legamento rotto (proprio giocando a calcio) e credo che potrei fare il player manager. Sto in panchina ed entro a 5 minuti dalla fine, al limite, per menare il più cattivo dell'altra squadra.
se vi va, sono pronto.
Già sogno un calciotto Lankelot-Carmilla o Lankelot-Satisfiction. Giuro che mi alleno, per l'occasione. E fluidifico.
mexes
samuel o mexes. Fisicamente ora peso troppo, sto sugli 80 per 1.79, correre troppo no xe pol:)
beh, dovrò allenarmi anche io allora e dimezzare le sigarette. io giocavo sulla fascia ma ero abbastanza indolente, mi prendevo delle pause imbarazzanti.
tipo lentini...
gran giocatore, lentini, me lo ricordo nel toro a inizio carriera, a roma fece il fenomeno (centravanti: franco lerda). Poi, va be'...
ti ci vedo, mezzala o ala, molta classe, un pizzico di indolenza... fico.
Be, ragazzi, parlare di calcio dopo aver letto Monteverde è quasi un dovere morale. Davvero ricca e coinvolgente la parte dedicata alla Roma, Franco. E poi, lo ripeto anche qui: secondo me 105.6 è un gioiello, il punto più ispirato, in cui riesci a fondere più tematiche presenti nel libro. E che intuizioni, davvero. Tutte cose apparentemente semplici da vedere, per tutti noi ultratrentenni, ma concatenarle come le hai concatenate tu. Senza perdersi, ed era facile perdersi in tanto magma incandescente.
Sono rimasto davvero sorpreso, pur apprezzandoti da sempre, dalla struttura dell'opera. Complicatissimo renderla cosi armonica e consequenziale come hai fatto tu. Non so se ti rendi conto del piccolo capolavoro portato a compimento con tanta naturalezza. Qui siamo oltre Disorder e Pagano, anni luce oltre. Eppure sei sempre tu;)
E poi c'è un altro dato rilevante e lampante - per me che ti ho letto sempre -, ed è la decisa crescita della prosa, della fluidità narrativa.
Ultima cosa, chiedo per favore a Epic, Angela o lo stesso Franco di inserire tutte le recensioni sui libri di Franchi a fondo pagina. Come al solito il mio pc fa i capricci quando si tratta di inserire i link dall'archivione.
Federico, la data!!!!!! Io vedo maggio 2005.......
complimenti , so già che sarà bellissima, passo appena ho un po' più tempo. :)
21 - ah ah ah, è vero. Impossibile l'abbia scritta 4 anni fa;) Grazie della fiducia sul pezzo.
gianfrà, se si fa la squadra di lankelot, tiemmi presente come libero...
mi ispiro a pino wilson
ahahahah
comunque ho letto il libro, se riuscirò scriverò qualcosa.
mi ha colipito il capitolo sul condor agostini.
dai noi in curva a Cesena Agostini è un mito, una bandiera, e quando ho letto il capitolo mi veniva da ridere.
tra l'altro sabato giochiamo a verona e se vinciamo siamo promossi in b, ovviamente andrò in trasferta ;)
"Diario personale e al contempo generazionale, per una generazione che ha avuto sogni e speranze, una generazione borghese e colta che oggi vive un profondo disincanto." Bella apertura e ottimo tutto il resto, come pensavo già, del resto.
Vedo che vi siete riconosciuti in tanti nelle sue parole e questo è importante.
A breve spero di scrivere anch'io e sarà da diverso punto di vista, ovviamente, sarà da una generazione differente.
"centravanti di sfondamento" ahahaah! questo in verità lo penso anch'io, basta vedere come parte alla caric a volte :)
23. Wilson? Di lusso. Lazio del calcio-scommesse. Bel ricordo:)
24. Agostini e Rizzitelli: i due centravanti storici del Cesena passati alla Roma. L'ala - Bianchi - che era il più forte di tutti e tre, è andato invece all'inter. Va be'. (tornerete in b? olè!)
18, 19. Grazie ancora, Fede!
mi babbo mi ha detto che wilson era un buon libero...
anche rizzitelli, come no, due nomi storici, per essere avevamo anche hubner josic (non so come si scriva) e, ovviamente seba rossi.
speriamo di tornare in b, a verona dovremmo essere in 4000, il sogno sarebbe Bologna in B, Rimini in C, Ravenna resta in C e noi saliamo in B ma sarebbe troppo bello :)
Wilson era buono... ma si vendeva le partite. Papà si ricorderà anche questo, credo:). "Travolto dallo scandalo-scommesse del 1980 a seguito del quale fu arrestato congiuntamente ai compagni di squadra Giordano, Manfredonia e Cacciatori, fu squalificato dalla giustizia sportiva per 3 anni e decise di ritirarsi". http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Wilson
Davor Jozic... era un buon libero. Hubner era un altro buon centravanti, oltretutto triestino. Non ricordo se fosse nel Cesena, probabile. Gran fumatore. * Bologna in b al 40 percento, rimini in c non so dirti, ravenna... ravenna? dai:)
il ravenna l'abbiamo già battuto nel derby capovolgendo un 2 a 0 qua al manuzzi, sono ridicoli...
va bè stiamo facendo off topic.
"Monteverde la prima vera grande opera ad ampio respiro di Gianfranco Franchi, che con questo libro raggiunge la piena maturità di linguaggio e di scrittura"
Peccato il primissimo romanzo, "L'ombra", non abbia trovato ancora un editore.
"limpida disposizione all?emozione: tutto è stato e ? sorprendentemente ? resta ancora epifania. Gli occhi di Franchi sul mondo che lo circonda, pur disincantati, incredibile a dirsi, restano vergini e incontaminati."
Splendida osservazione.
Credo sia il punto di forza del libro e dell'approccio stesso di Franco alla scrittura.
31 - Eh si, un vero peccato
32 - Punto di forza, concordo. E grazie dell'apprezzamento, Angela
Castelvecchi e Minimum Fax
vi invitano
Giovedì 28 maggio ore 20:00
Presso il Tuma's Book Bar
Via dei Sabelli, 17
alla presentazione di
Monteverde, di Gianfranco Franchi
(Castelvecchi editore)
Radiohead. A Kid, di Gianfranco Franchi
(Arcana)
Il gregario, di Paolo Mascheri
(minimum fax)
interverranno
Andrea Di Consoli e Antonio Veneziani
Saranno presenti gli autori
Monteverde, di Gianfranco Franchi:
"Nella schiera degli antieroi che solo la migliore letteratura sa regalarci, ecco il protagonista di Monteverde, trentenne laureato e precario sempre in cerca di lavoro, e di volta in volta arbitro, giornalista-magazziniere, inseritore notturno, tirocinante, addetto allo sportello. Un nostalgico che seppellisce il suo vecchio palmare sotto la pianta di rosmarino, tifoso accanito della Magica, spirito rock, collezionista di mug. Un esule, un italiano, un letterato che rivendica orgogliosamente il suo ruolo. Uno a cui ogni tanto appare all?improvviso un cane, per strada, con un occhio più chiaro dell?altro. Ma chi è davvero Guido, che percorre avanti e indietro la sua isola, Monteverde, sulle tracce di Pasolini, e che fa strani incontri al cimitero, tra le tombe di Keats e Gramsci? Un duro o un romantico? Un asociale, o uno che si innamora? Ascoltalo: è tutto ciò che non ha patria e si ribella, uno che si sentiva vecchio già a vent?anni, e sembra non voler morire mai".
Gianfranco Franchi, letterato romano di sangue triestino, istriano e austriaco, ha pubblicato in narrativa "Disorder" e "Pagano" (Il Foglio, 2006, 2007), in saggistica "Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper" (Alet, 2007) e "Radiohead. A Kid. Testi commentati" (Arcana, 2009), e in poesia "L?inadempienza" (Il Foglio, 2008). Fondatore e coordinatore del popolare sito letterario Lankelot.eu, è consulente editoriale e copy. Collabora con diverse testate, web e cartacee. Vive a Monteverde Vecchio.
Il gregario, di Paolo Mascheri:
Ventotto anni, una laurea per ereditare controvoglia la professione del padre, il protagonista di questo romanzo conduce un?esistenza fatta di giornate identiche a se stesse. Ha un lavoro e uno stipendio sicuri. È fidanzato con una ragazza che gli garantisce stabilità emotiva e una soddisfacente routine sessuale. Ha abbandonato da tempo le velleità artistiche giovanili.
Una vita normale in un?opulenta città della provincia cronica che tuttavia sembra aver riempito lentamente il protagonista di frustrazioni e cupo malessere. E anche quando proverà a dare una svolta alla propria vita e a emanciparsi da tutto ciò che gli impedisce di diventare adulto (il rapporto fatto di conflitti e amore viscerale con il padre, la stanca relazione con la fidanzata) il protagonista si troverà faccia a faccia con una realtà cinica e miserabile: l?Italia di questi anni.
Ambientato in una Toscana lontana dallo stereotipo del Chiantishire da cartolina, pullulante invece di capannoni industriali, outlet, locali equivoci e ragazze dell?est che inseguono voracemente il benessere, Il gregario è un romanzo sul declino italiano ma anche una profonda riflessione sul devastante e struggente legame tra un padre e un figlio.
Paolo Mascheri (1978) ha pubblicato la raccolta di racconti Poliuretano (Pendragon edizioni, 2004) e diversi racconti in varie antologie. Vive ad Arezzo. Il gregario è il suo primo romanzo.
Radiohead. A Kid, di Gianfranco Franchi
Radiohead: secondi soltanto ai Beatles. 40 milioni di album venduti, un pubblico di aficionado sparsi in tutto il mondo. Radiohead: A Kid il primo libro europeo dedicato ai testi della band. Uno studio atteso da tutti gli appassionati della formazione di Oxford, destinato a colmare una grave lacuna. Canzone per canzone, album per album ? incluse inedite e B-side ? Franchi ha analizzato i versi di Thom Yorke, confrontandoli con una nutrita rassegna stampa mondiale, web e cartacea. Ne è derivato un quadro del tutto inedito: il cantante e leader della band è raccontato attraverso libri, film, dischi che l?hanno influenzato, scorci della sua vicenda biografica e della sua storia sentimentale; Yorke diventa un personaggio emblematico del nostro tempo, un letterato e un politico prestato alla musica pop. Ribelle, antagonista, coraggioso e libero: e tuttavia borghese nella sua appartenenza a una e una sola donna, a una e una sola band, a una e una sola piccola cittadina. Oxford, là dove tutto ha avuto inizio, nei tardi anni Ottanta...
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), letterato romano di sangue giuliano, austriaco e istriano, ha pubblicato in narrativa Monteverde (Castelvecchi, 2009), Disorder e Pagano (Il Foglio Letterario, 2006, 2007); in saggistica, Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007); in poesia, L?inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). Anima il popolare portale di comunicazione letteraria e dello spettacolo Lankelot dal 2003. Nella vita di tutti i giorni è un consulente editoriale.
Ingresso libero, possibilità di acquistare i libri durante la serata
Grande articolo sul SECOLO di oggi
Pagine 1, 8,9!
grandissimi ragazzi! (spettacolo ;-) )
;)
Tornato or ora nel Chiantishire (detto anche "area amici merende"). Ma che c'era anche nevabop? Eh conoscendovi solo come nick poi mica facile capire. Comunque una bella iniziativa e osservazioni molto incisive da parte degli illustri relatori (le osservazioni su "Monteverde" mi pare fossero in perfetta sintonia con la personalità dell'autore, come abbiamo imparato a conoscerlo qui su lankelot e altrove).
Il nevabop - ossia il busetta - era a Bologna:).
Ma per Lanke c'eravate tu, gens, leon, alfredo ronci: c'era lamase, il gran programmatore, e c'era fiamma. Grazie ancora per esserci stato, lupus:).
Colgo l'occasione per ringraziare i lankelottiani presenti ieri sera e il grandissimo Gianfranco che, con la solita generosità, ha aperto la presentazione anche al gregario.
Aggiungo un'altra cosa: sono anni che credo nel talento di GF. e, oggi, vederlo ampiamente e meritatamente riconosciuto dalla stampa cartacea e da grandi letterati mi riempie di gioia e speranza.
:)
Onore al grande Paul Mask, che ci ha onorato della sua presenza, della sua intelligenza e della sua forza. Stiamo sognando un romanzo nuovo. Ieri - come sempre - sei stato grande;).
*
http://www.youtube.com/watch?v=-BUU7ff3ntE AUSPICI ESTIVI
Gianfranco: anche incastrato su un palco, su una sedia ikea da 9 euro, sudato sotto i riflettori e con tanta voglia di berti una birra (ti sei scolato almeno due pinte... d'acqua!) sei stato grande! E finalmente sono riuscito a omaggiare la mia biblioteca con due pezzi che promettono molto, molto bene!
Per eventuali altre copie dove ci conviene rivolgerci?
E' in tutte le librerie - e se manca arriva in un giorno soltanto - ma voi non dovete comprarle, compari miei:).
Tu poi... sei stato presente all'evento di Disorder, secondo me anche a quello di Pagano;). C'eri e ci sei stato sempre:).
*
Vogliamo ufficializzare la notizia che il restyling di Lanke è pronto? O almeno, che Fiamma ha quasi finito? :)
(mamma mia che voglia di birra, ieri. Stavo morendo)
è presto per ufficializzare ;)
io smanio:)
giafranco un abbraccio forte e felice del tuo meritato successo.
patrizia
46 ormai l'avete detto.......
40 e 41. Io e Angela avremmo voluto essere dei vostri...con tutto il cuore...ma qualche fotina? Video? :)