Müller Herta

Lo sguardo estraneo

Autore: 
Müller Herta

Un vecchio è seduto sulla panca davanti a casa sua e il vicino passa e gli domanda:
Beh, che fai, stai seduto lì a pensare?
E l'altro risponde: No, sto seduto qui e basta.
Questa storiella è la descrizione più sintetica di cosa sia l'ovvietà. La conosco da vent'anni e da allora mi vado a sedere accanto al vecchio sulla panca. Ma ancora non sono riuscita a credergli fino in fondo.

Queste le ultime battute del breve saggio di Herta Müller Lo sguardo estraneo, uscito in Germania in prima edizione nel 2003 presso Hanser Verlag e proposto da Sellerio nella traduzione del professor Mario Rubino. Il saggio illustra, con precisione ed essenza analitica quasi kantiana, la trasformazione psicologica che la protagonista subisce sotto l'influenza degli interrogatori reiterati dei servizi segreti romeni, nonché degli “incidenti” che si verificano nella sua vita a seguito, o come diretta conseguenza, di questi colloqui-tortura.

Punto d'arrivo di tale percorso distruttivo è l'insorgere di quel che l'autrice definisce lo “sguardo estraneo”, o “sguardo dal margine”, come suggerirebbe qualcun altro per la resa in italiano dell'espressione der fremde Blick. Uno sguardo che non appartiene più all'innocenza dell'infanzia, e che si acquisisce con la formazione somministrata dallo Stato comunista, che caratterizza coloro che mi pare opportuno definire dei veri e propri animali addestrati dal regime.

* * *

Da bambina, dunque, “quando non aveva ancora lo sguardo estraneo”, la protagonista-Herta Müller amava fare lunghe passeggiate in bicicletta nel suo villaggio, abitudine ripresa poi nella giovinezza quando, trasferitasi nella città di Timişoara, ebbe voglia di esplorarne i dintorni. Dopo poco tempo, ebbe un incidente stradale, evento apparentemente casuale. In realtà, esso era stato preannunciato, senza logica apparente, in uno degli interrogatori a cui veniva sottoposta: “Capitano anche degli incidenti stradali”, le aveva detto l'ufficiale dei servizi segreti, e, all'indomani dell'incidente, con la medesima apparente mancanza di coerenza con il resto del discorso, “Eh già, capitano davvero degli incidenti stradali”. Questo è solo uno degli esempi che l'autrice porta a dimostrazione di come eventi a prima vista accidentali (come la tinta dal parrucchiere che le corrode il cuoio capelluto, o l'inspiegabile spostamento all'interno della casa di un biglietto appeso alla maniglia della porta) si inseriscano in una sintassi coerente e invasiva, i cui tratti specifici si trasferiranno sull'individuo stesso e sulla sua psiche. Vediamo come.

Le cose intorno a lei, dice l'autrice, cominciano a perdere “l'unitarietà con se stesse”. L'appartamento, gli oggetti del suo paesaggio quotidiano cominciano a diventare “cose insignificanti che gettano ombre assai significative”. Si ingenera nella protagonista l'abitudine a ispezionare la propria casa per individuarne i cambiamenti, le modifiche allo stato abituale. E qui la sorpresa: invece di mantenere l'ambiente più familiare, queste “operazioni di controllo” lo rendono ancora più estraneo e quel che preoccupa è il fatto di non essere in grado di situare nel tempo tali mutamenti accidentali: “Che una sedia della camera fosse stata portata in cucina era qualcosa che non poteva sfuggire. Ma nel caso di piccoli spostamenti, quando li scoprivo, non sapevo se risalivano a quello stesso giorno o al giorno precedente o a parecchi giorni prima, senza che li avessi notati.” Quel che conta rimane invisibile, mentre saltano agli occhi unicamente le tracce da esso lasciate, che si staccano dal resto come “crisalidi continuamente cangianti”.

La mente del soggetto posto di fronte a questa continua ispezione diviene quasi un elaboratore elettronico che costantemente lavora per tentare di collegare cose ed eventi, sfiorando a volte la follia, “con un sensorio che ti brucia di dentro con un continuo guizzare”. Si brancola nel buio, e ci si allena a pensare e a riflettere entro limiti temporali circoscritti, sopravvivendo “da un oggi ad un altro”, ovvero sulla base di quegli elementi noti un giorno, e il giorno seguente mutati, seppur impercettibilmente, quindi nuovi. Un mondo chiuso, in cui è impossibile andare avanti, in cui ogni giorno si deve imparare a vivere da capo, in una vera e propria “scuola di portamento”. Impossibile esaminare periodi di tempo lunghi, questo l'autrice imparerà a farlo solo una volta emigrata in Germania.

L'attenzione addestrata a cogliere impercettibili mutamenti esterni diviene solida percezione del presente, producendo, in maniera naturale, la percezione aumentata di sé. L'essere continuamente osservati e seguiti, infatti, porta anche a un ripiegamento interlocutorio su se stessi, a un'osservazione al dettaglio di sé, che è circospezione e colloca la vita e la giornata “su una sorta di carta millimetrata”. Interessante, a questo proposito, la considerazione sull'espressione “dare un'occhiata”, impossibile in una vita del genere. E' impossibile guardare distrattamente qualcosa, non è pensabile vedere senza avere una percezione verticale e profonda delle cose. Vedere equivale a dare un senso alle cose e a capire.

In questo esercizio della coscienza e dell'inconscio, il persecutore, colui che dispone e trasforma il vissuto interiore della vittima, amplifica la sua azione tramite ogni oggetto privato che le appartiene (la bicicletta, la tintura di capelli, la maniglia della porta), personificandosi in essi. Ne consegue che l'atto di persecuzione è costante e avviene “faccia a faccia”, è uno spiarsi reciproco tra persecutore e perseguitato, una “circolarità chiusa e incoercibile”, un osservarsi di due essenze che si esaminano e interagiscono. Interagire, sì, poiché non è mai prudente pronunciare la parola NO, rispondendo a un interrogatorio. Sempre meglio “discutere”, cercando di attenersi ai “teoremi” illustrati dal persecutore, e parlare il più possibile, per evitare che questi ne sviluppi di altri, più assurdi, che possono ridurre la tua capacità di argomentazione. Essere lucidi, dunque, lucidi e distaccati, partecipare all'interrogatorio con tutta la testa e con tutta la testa tenersene fuori, focalizzarsi sull'interazione continua con l'accusatore, perché le pause lo mandano in collera e ne “rovinano l'opinione che ha di sé”. Si sviluppano identità diverse di se stessi, ognuna prodotta da una diversa situazione proposta dall'accusatore. Ci si abitua così a un esercizio di estraneità al reale. Al termine di ogni dialogo interattivo, rimangono in testa frammenti di tante identità diverse, e la propria vera identità ne risulta turbata, distrutta1. Il circuito magnetico che si crea nel corso degli interrogatori con il proprio accusatore diviene allora indispensabile e fonte di sostegno. Bisogna assumere la medesima forza e impertinenza di quel circuito, di quello sguardo, per sopravvivere.
 

* * *

Nel relazionarsi con sguardi appartenenti a un mondo diverso da quello del Paese in cui si è vissuti, lo sguardo estraneo assume una nuova consapevolezza: impara a parlare di sé, a comprendere cos'è che lo distingue dagli altri sguardi “integri”, e in questo ha generato già uno sguardo sullo sguardo. E' uno sguardo che si autogenera, dando luogo a infiniti sguardi su di sé.

In Germania, ovvero il nuovo ambiente in cui si trova a vivere dalla fine degli anni Ottanta, lo sguardo estraneo di Herta Müller viene ascritto al fatto di essere arrivata da un altro Paese, e di trovarsi, dunque, di fronte a una realtà a lei sconosciuta, quindi estranea. Altri attribuiscono invece alla sua indole “contestataria” quello sguardo, e che non c'era da stupirsi se in Romania era stata perseguitata. In realtà, precisa la Müller, quello sguardo lei se lo portava dietro dalla Romania, dove ogni cosa le era nota, ed è stata la dittatura a determinare l'insorgere di questa maniera inusitata di guardare alla realtà e alle persone. Né, per altro, è da attribuire lo sguardo estraneo alla condizione dello scrittore o dell'intellettuale, che, a detta di alcuni esponenti di questa categoria, sarebbero in possesso di una “tecnica” particolare e innata nel sentire e descrivere la realtà, mentre invece si compiacciono solamente “di fare ammirare la loro pretesa singolarità, come se fosse una lamella d'oro” e “mettono in vendita lo sguardo estraneo come una dote”. In realtà, afferma l'autrice, lo sguardo estraneo non ha nulla a che fare con il fatto di scrivere, ma riguarda il proprio vissuto e la quotidianità. E qui Herta Müller ricorda un frammento della vita di sua madre, deportata in un campo di lavoro in Ucraina nel 1945. In questo periodo la madre aveva sviluppato un rapporto di amore-odio con quello che era la sua principale fonte di sostentamento: le patate. “Per via delle patate, che non bastavano mai, fu spinta alla fame cronica. E furono le patate, quando s'era ridotta pelle e ossa, a farla tornare liscia e pasciuta. […] Nessun'altra persona, quando mangia patate, ha lo stesso sguardo che ha lei, questo modo di respirare del quale, per quanto a lungo si cerchi fra i termini del linguaggio, non esiste la definizione tra repulsione e golosità”. A distanza di anni la madre vive, ad ogni patata che mangia, la possibilità di “passare dalla vita alla morte o viceversa”.

La patata, una cosa familiare e parte della quotidianità del vivere, viene dunque privata della propria “ovvietà”, viene privata della propria natura e diviene “estranea”, generando un comportamento distorto.

Proprio vero: “nessuno è disposto a rinunciare all'ovvietà, ognuno dipende da cose che restano docili a sua disposizione”. Cose in cui non ci si può rispecchiare. Altrimenti si cade nell'abisso della perenne percezione di sé, in un incesto con la realtà circostante e in un “adulterio con la propria persona”.

* * *

L'analisi compiuta dall'autrice sullo sguardo estraneo è, direi, analisi di una condizione universale che riguarda parimenti comuni cittadini, intellettuali, e così via, tutti coloro che sono stati soggetti alla persecuzione psicologica della dittatura. Tale condizione perdura negli anni, valicando la caduta dei regimi e l'avvento di “libertà” e democrazie, installandosi, sedimentandosi nel pensare quotidiano, nel sentire, nelle azioni, allenando la persona ad un vero e proprio “stato di allarme” perenne, e a una comprensione della realtà molto più profonda e clinica di quanti, invece, hanno vissuto un'intera vita in Occidente, per i quali determinati aspetti della realtà risultano scontati, ovvi, “integri”. Dice Herta Müller: “[Lo sguardo estraneo] Spiana volti e gesti di sconosciuti, pervenendo a rapide constatazioni, come si è esercitato a fare per anni e anni: gli basta un'occhiata e ha già incorporato la decifrazione.” E ancora: “Lo sguardo estraneo si mette aggressivamente in difesa, senza che ce ne sia alcuna necessità. Ha bisogno dello stato di allarme cui è abituato, della continua irritazione in brevi cadenze”. Poi “Non ce lo si può accattivare, dal momento che esso mescola con la sua vita passata gente che non ha nulla a che farci. […] Esso somiglia alle cose del suo mondo sotto sorveglianza d'un tempo.”

In sintesi: chi è vissuto in dittatura si chiederà sempre perché il vecchio sta seduto sulla panca. E non per forza gli crederà.
 

* * *

Il volume include alcune immagini delle poesie-collage a cui Herta Müller è così affezionata, di cui mi piace riportarne una:

mi giro/e mi guardo/starei così volentieri sotto la riga/vicino al naso morto di papà/mi immagino un merlo/che vola intorno e si guarda in giro/non lontano da sé/il capo dentro il bavero nero/un po' muoio un po' canto/di traverso il suicidio e a memoria/lo si afferra e non lo si ha/non ne resta molto di sostanziale/terra nascosta veloce/e l'erba centinodia a filigrana”.

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1In riferimento allo stile della Müller, Adriano Sofri, nella prefazione al volume, intitolata “Fermo immagine”, rileva: “La scrittura di Herta è rotta e slegata (slegato è aggettivo decisivo in lei), e non solo la scrittura, ma l'esistenza intera, le notti e i giorni. Sul suo spartito, il tempo è spezzato, la successione è dirottata, la trama è perduta e le parti stanno senza nessi, senza cuciture, strappate. […] anche i dialoghi sono brevi e frantumati, un caleidoscopio di forme e colori smaglianti che non si configurano più.”

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Herta Müller (Niţchidorf, distretto di Timiş, Romania, 1953), scrittrice romena di lingua tedesca. Dopo gli studi universitari a Timişoara ha lavorato come traduttrice e insegnante. Nel 1987 è emigrata a Berlino, dove vive tuttora. Nel 2009 riceve il Premio Nobel per la Letteratura.
In italiano: Bassure (Editori Riuniti, 1987); In viaggio su una gamba sola (Marsilio, 1992); Il paese delle prugne verdi (Keller, 2008); Lo sguardo estraneo (Sellerio, 2009); Cristina e il suo doppio (Sellerio, 2010). E inoltre Herta Müller. Un incontro italiano, di Gabriella Lepre (Avagliano, 2009).

Herta Müller, “Lo sguardo estraneo, ovvero La vita è una scorreggia in un lampione”, Sellerio editore, Palermo 2009. Traduzione di Mario Rubino. Con una nota di Adriano Sofri.

In copertina: Illustrazione tratta dall'edizione originale tedesca

Prima edizione: Der Fremde Blick oder Das Leben ist ein Furz in der Laterne”, Carl Hanser Verlag, Monaco/Vienna, 2003

Approfondimento in rete: Metropolis / Liberal / Reti di Dedalus /Liquida / Giornale di Brescia

In Lankelot: Intervista a Herta Müller, 2003

Anita N. Bernacchia. Marzo 2010

ISBN/EAN: 
883892466X

Commenti

[Müller] Pubblicata

[Müller] Pubblicata recensione su "Lo sguardo estraneo". Buona lettura! :)

[lo sguardo estraneo] altro

[lo sguardo estraneo] altro grande contributo, Anita! Complimenti. Finisco due cose e volo a commentarti;)

[sguardo estraneo] scrivi: "

[sguardo estraneo] scrivi: " Il saggio illustra, con precisione ed essenza analitica quasi kantiana, la trasformazione psicologica che la protagonista subisce sotto l'influenza degli interrogatori reiterati dei servizi segreti romeni, nonché degli “incidenti” che si verificano nella sua vita a seguito, o come diretta conseguenza, di questi colloqui-tortura."

> Impressionante. Aggiungo di volata nella lista dei miei desiderata. Qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/mccoy-alfred-w-una-questione-di-tortu... trovi il mio articolo sul fondamentale libro di McCoy. Apre la mente a dovere, e prepara a dovere.

[sguardo estraneo] " Uno

[sguardo estraneo] " Uno sguardo che non appartiene più all'innocenza dell'infanzia, e che si acquisisce con la formazione somministrata dallo Stato comunista, che caratterizza coloro che mi pare opportuno definire dei veri e propri animali addestrati dal regime."

> Sembra di rileggere 1984... www.lankelot.eu/letteratura/orwell-1984.html

[sguardo estraneo] una delle

[sguardo estraneo] una delle poche, formidabili tecniche di resistenza alla tortura è raccontata a dovere da un ex ufficiale inglese, Andy Mcnab, http://it.wikipedia.org/wiki/Andy_McNab in Bravo Two Zero - Longanesi, una dozzina abbondante d'anni fa. Se ti capita, dagli un'occhiata, è un gran bel documento.

[hm, sguardo estraneo] si

[hm, sguardo estraneo] si direbbe una lettura fondamentale. L'articolo è fantasticamente ben scritto, molto buoni anche i link per l'approfondimento. Altro gran lavoro, Anita. Applausi. Un caloroso benvenuto pieno di riconoscenza.

evvai ho superato la prova

evvai ho superato la prova d'iniziazione :D Riconoscente a te :)

[Müller] Recensione apparsa

[Müller] Recensione apparsa oggi su "Il Paradiso degli orchi":
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chia...
Un paio di considerazioni: vero, probabilmente l'Italia, con il suo provincialismo crasso, non si sarebbe mai "accorta" di Herta Müller, come non si è accorta, né si accorgerà mai, di tanti scrittori validi ostracizzati dalla sub-cultura imperante ;) Ma definire tale premio una "triste ricompensa" per "aver dovuto subire un destino delittuoso" mi par davvero scarno e poco onesto parere, per un'autrice che, prima del riconoscimento svedese, ha vinto tutti i maggiori premi attribuibili a un autore di lingua tedesca e internazionali (Kleist, Aristeion, Impac sono solo alcuni di questi, dokumentieren Sie sich, bitte, aber auf Deutsch http://de.wikipedia.org/wiki/Herta_M%C3%BCller), che, dunque, il Nobel costituisce il punto d'arrivo di un percorso lunghissimo.
Analogamente, non è da "straniera per caso", né "per destino", che l'autrice si estrania dal mondo. Questo "sguardo" è il risultato estremo di un lavorìo pedante e distruttivo operato sulla di lei psiche e sui suoi nervi dai suoi persecutori, nervi, per altro, molto allenati (in dittatura è così), e non l'atteggiamento dell' intellettuale romena immigrata in Germania, o in qualsiasi altro Paese occidentale, visione riduttiva e inutilmente provocatoria. "Straniera per caso..."? E' stato forse un viaggio di piacere il suo? Non dobbiamo ricordare cosa si lasciava dietro?  Le atrocità di un regime comunista tra i peggiori d'Europa? Pensiamoci bene prima di scrivere certe parole. Dietro le parole di Herta c'è il sangue di una nazione che scorre, c'è sangue coagulato, per questo la sua scrittura è dura e incompresa. Per questo bisogna scavare. e sappiamo che non è facile. E poi questo libro non è da considerarsi "il" libro della Müller, ma una porta d'accesso per comprendere meglio quelle pagine sì sassose e "spezzate" (Sofri), come i suoi collage, ma stillanti incredibile forza morale e coraggio. E ho concluso.

[Muller] se può consolarti

[Muller] se può consolarti l'ha scritta uno che deve ancora esordire in narrativa, ha esordito nel cinema. E intanto fa politica. Sai quelli che di Fiume dicono "Fiume è stata un'esperienza socialista", invece di "Fiume era italiana ed era rimasta fuori dai confini"? Ecco. Uno di quei campioni del mondo. Non so se hai notato il gioco di prestigio: non scrive mai la parola "comunismo". Ceausescu diventa un dittatore. Come Hitler, magari...

[H. müller-tortura]  grazie

[H. müller-tortura]  grazie per le dritte, che esplorerò dunque a dovere :) sul filone della tortura psicologica e fisica ci sono tante cose ancora sconosciute e da far tradurre, come la letteratura concentrazionaria della Romania. Sta uscendo questo testo in italiano, di Dario Fertilio: http://www.marsilioeditori.it/catalogo/libro/3179966-musica-per-lupi saggio-romanzo su uno degli esperimenti più barbari della dittatura.

[fertilio-regime] ne

[fertilio-regime] ne scriverai? La scheda di presentazione di Marsilio sembra decisamente convincente. Oltretutto, direi, è in piena linea lankelot:)

[fertilio-regime] vorrei

[fertilio-regime] vorrei scriverne, sì, attendo l'uscita con impazienza e  curiosità :) conoscendo lo stile dell'autore, dovrebbe essere un volume non indifferente.

[Müller - Lo sguardo

[Müller - Lo sguardo estraneo] L'ho appena finito e voglio ringraziarti perchè leggere questo libro, dopo l'intervista che hai inserito qui su Lankelot, è stato meno complesso. La tua pagina mi è servita da introduzione, mi ha aiutata a ricostruire il background e ad approcciare alla sensibilità dell'autrice, quindi ti sono doppiamente riconoscente, Anita.
La prefazione di Sofri è molto intensa ed intelligente come pure questa tua recensione, ma "Lo sguardo estraneo" è un libretto difficile da descrivere, bisogna proprio leggerlo, entrarci dentro, respirare su quelle righe e figurarsi quegli occhi che guizzano sul volto ed esaminano senza tregua ogni minimo dettaglio tutt'intorno. La scrittura spezzata della Müller rende benissimo il senso d'angoscia ed inquietudine del perseguitato, eppure mantiene una lucidità esemplare, spiegando con apparente semplicità meccanismi psichici di una complessità non indifferente. Sposta la nostra prospettiva facendola aderire perfettamente a quella del "danneggiato", ci inserisce nella sua logica e ci lascia impietriti. Perchè la sua è una verità durissima e senza filtri, senza la mediazione letteraria. Testimonia, smentisce le interpretazioni errate sul suo sguardo estraneo, non "racconta". E ci sono frammenti che fanno male per quanto sono crudi. Fanno male, ma sono quelli che pretendono d'essere riletti ancora e ancora affinchè li si interiorizzi a dovere.
"Bisogna togliersi l'abitudine di credere a ciò che si vede".

"La continua percezione di sè ha qualcosa di incestuoso con la realtà circostante e di adulterino con la propria persona. I nervi sovreccitati
ce li si sente in corpo, alla lettera, come dei filamenti e non li si può strappar via. Ci si stanca di sè stessi e bisogna amarsi".

Leggerò altro della Müller, a questo punto ne sento l'urgenza.

[Müller-sguardo] infatti

[Müller-sguardo] infatti c'era una logica nell'inserire prima l'intervista :) concordo con te, il libretto supera i suoi limiti e abbraccia un mondo intero. E' uno sguardo che si è innestato in tanta gente che vive oggi il post-dittatura, si può percepire a pelle, nei volti e nei comportamenti. Per questo il saggio è anche un tassello in un'analisi sociologica degli abitanti delle nuove democrazie d'Europa. Ringrazio voi, per aver dedicato attenzione e passione a questi scritti :) ora aspettiamo Cristina e il suo doppio :)