Parise Goffredo

L'eleganza è frigida

Autore: 
Parise Goffredo

Giappone, primissimi anni Ottanta. Un grande letterato vicentino vive un'esperienza esistenziale e culturale incredibile, che sintetizzerà nelle pagine d'un reportage apparso a puntate sul «Corriere della Sera», quindi in volume per Mondadori nel 1982, infine in elegante, sobria e minimalista edizione Adelphi, 2008. Goffredo Parise è un viaggiatore umanissimo, ultrasensibile, pieno di premure e di comprensione per la diversità del popolo ospite. I suoi rilievi sulla vita, sulla letteratura, sulla visione di Dio e della natura, sull'educazione e sulla filosofia nipponica sono semplicemente lirici, e partecipati. Tanto lirici e partecipati che perfino un sedentario come chi scrive, convinto della grande verità della battuta gaddiana "Non mi muovo", sente uno strano impulso a prendere e partire per Tokyo; e da lì chissà, da lì in avanti fantasia, mistero, scoperta.

"L'eleganza è frigida" può e deve avere, a distanza di quasi trent'anni dalla prima pubblicazione, un pubblico trasversale. In prima battuta, naturalmente, deve andare a emozionare e stuzzicare gli amanti del Giappone, invitandoli a confutare i loro giudizi e le loro convinzioni con quelle dell'artista vicentino; in seconda battuta, deve conquistare e sedurre tutti gli appassionati di letteratura di viaggio, mostrando loro cosa significhi incontrare con umiltà e maturità un popolo straniero; in terza e ultima battuta, non può che piacere agli innamorati delle belle lettere. Perché lo stile di Parise è una lezione, semplicemente: una grande lezione di letteratura italiana. Ricercato, ma mai artefatto; equilibrato, ma mai ordinario; intenso, ma mai accecante. Inutile dire che certe sfumature, in traduzione, andrebbero probabilmente perdute. Dovremmo essere orgogliosi di avere avuto un compatriota capace di una scrittura del genere.
 
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Protagonista di questo diario di viaggio, raccontato come un romanzo, è Marco, alter ego dell'artista. Parte con un grande senso di stanchezza per l'Italia, e per le cose italiane: il nostro è il Paese della Politica, "sconvolto per millenni da furti, ricatti e assassinii" (p. 11), e sembra estraneo alla grazia, alla dolcezza e all'educazione, alla correttezza, al patriottismo e al perfezionismo, che incontrerà in Giappone. La prima notte racconta di dormire un sonno "al tempo stesso felice e lontano, simile a quelli delle convalescenze o della salvezza".
 
È la convalescenza d'un artista di poco più di cinquant'anni, ferito dai contrasti e dalle contraddizioni della nostra nazione. È la convalescenza d'un uomo stupefatto da quel che ci racconta: un popolo lontano da tutti quei paesi occidentali che credono nella materia e non nello spirito.
 
Per prima cosa, come tutti quelli che hanno dovuto patire la vita metropolitana, osserva il traffico per le strade. Traffico? Sembra quasi che non esistano gli incidenti; le macchine sono tutte luccicanti, tenute come un fiore; ma soprattutto, "la fretta non congestionava nessuna faccia, né la furia omicida appariva mai in quei volti" (p. 15). Addirittura i tassisti indossano guanti bianchi. Sembra una favola.
 
Quindi, osserva le persone. "Ciò che colpì Marco sopra ogni cosa erano la gentilezza delle persone e l'inalterabilità del loro volto che lasciava trasparire tuttavia l'emozione soltanto dagli occhi. 'Tutti gli occhi degli esseri umani traspaiono qualche cosa' si disse 'ma gli occhi dei giapponesi, che ho davanti ai miei, pure non facendo trasparire nulla, fanno sentire molte cose che si potrebbero riassumere in un solo sentimento: la timidezza infantile" (p. 18). Bellissimo.
 
I lavoratori – tutti – mostrano dedizione e precisione, come fossero vecchi artigiani; hanno un sentimento amorevole nei confronti della loro professione, perché sanno che quel lavoro partecipa alla grande causa e al grande ideale della loro nazione, e della loro comunità. Una nazione mai sconfitta sino alla Seconda Guerra Mondiale, maestra di civiltà e di cultura.
 
La cucina cinese sembra grossolana rispetto a quella giapponese: e Marco pensa che il Giappone sia, in un certo senso, una "derivazione della Cina, ma una derivazione estremamente perfezionata e portata ai più alti gradi termici dell'estetismo" (p. 22). Estetismo e perfezionismo vanno di pari passo: questo è uno dei segreti della grandezza del popolo nipponico, al contempo di massa e d'élite. L'altro segreto è la moralità. Una moralità profonda, altissima. Quanta differenza con la nostra povera Italia: "Il Paese della Politica è il Paese della Politica e dell'affermazione individuale e non quello dell'orgoglio nazionale. Ma il Paese della Politica, si sa, tanto è geniale, più di ogni altro geniale nella politica, cioè nella mediazione, la trattazione, lo scambio delle merci, tanto è ignorante e sordo nella Morale di cui però si riempie la bocca" (p. 35).
 
Marco-Parise racconta che il senso della Nazione è così grande da includere, riconoscere e difendere anche chi ha sbagliato nel nome della patria. Per noi italiani la storia che sto per riferire riapre vecchie ferite. Ma è da meditazione:
 
"Gli dissero inoltre che lo spirito del signor Tojo, ultimo capo del governo durante la guerra, il cui corpo era stato impiccato da un tribunale per crimini di guerra simile a Norimberga, era stato proprio in quegli ultimi mesi trasportato nel tempio degli eroi di guerra per ordine del governo. Questo aveva sollevato qualche polemica perché, stando alla lettera, il signor Tojo era stato giudicato e impiccato come criminale e non come eroe, ma alla fine fu tagliata la testa al toro e stabilito che, come che fosse avvenuta la sua morte, egli era comunque morto per la Patria. Marco pensò subito che era come se lo spirito di Benito Mussolini fosse stato trasportato al monumento dei caduti in Campidoglio e la cosa gli parve naturale" (p. 63).
 
Riuscite a immaginarvelo? Da queste parti probabilmente non accadrà mai; in Giappone è stato naturale, da subito, riconoscere che una era la patria di tutto il popolo, una la sorte di tutto il popolo, quali che fossero le convinzioni politiche, quale che fosse la condotta, quali che fossero le responsabilità. Un giapponese non può che appartenere al suo popolo, e combattere per quella che crede sia la salvezza del suo popolo. Io dico che questa è vera aristocrazia spirituale. Io dico che questa è onestà. Io dico che questa è semplicità, e umanità. Io dico che questo è coraggio. Punto.
 
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Veniamo agli omaggi letterari. Voglio proporne soltanto tre, valgano come invito alla lettura e come antipasto di quel che incontrerete. Mishima: Marco si ferma a guardare il palazzo del ministero della difesa, dietro un lungo muro grigio, dove Mishima aveva commesso harakiri. "Essendo nato e cresciuto nel Paese della Politica Marco giudicava pazzo colui che si era suicidato in quel modo, e proprio entro il ministero della difesa, per protestare contro il governo, l'amico Chigusa gli disse invece che la sua memoria era molto rispettata in Giappone perché mostrava comunque un'azione di massimo onore nei confronti del proprio paese" (p. 25).
 
Kawabata: post incontro con la moglie. "Lo spirito di Kawabata e il rumore notturno e funebre delle sue onde stava altrove, in quei libri che certamente non in Giappone ma negli altri Paesi erano già stati sostituiti negli scaffali delle librerie grandi o piccole da altri, di ex politici che scrivevano i loro ricordi o di romanzieri improvvisati dalla smania sociale" (p. 98).
 
L'erotismo giapponese – quello autentico – si nasconde nelle pagine dei letterati: "nelle opere di Junichiro Tanizaki e di Yasunari Kawabata. Proprio in quei giorni Marco, ogni sera, leggeva qualche pagine della Casa delle belle addormentate" (p. 91). I suoi giudizi in merito appaiono poco più avanti. Non vi anticipo altro.
 
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Veniamo, infine, a rivelare il mistero del titolo. "Il grande poeta giapponese Saito Ryokuu aveva detto che 'l'eleganza è frigida' e mai in così grande brevità a Marco pareva riassunto tutto il Giappone. In quel senso gli abitanti di quel Paese si mostravano appartenenti quasi ad un'altra specie forse ovipara, perché nulla mai introduceva Marco a un tale genere di pensieri, così diffusi in Occidente non si sa perché. Molta letteratura, pittura e perfino cinema giapponese si prestavano al gioco della sessualità ma c'era in giro e nell'aria troppa forma ed eleganza, dunque artificio, perché la sessualità e la sensualità prendessero molto spazio" (p. 76).
 
Ecco, ho scritto qualcosa, non tutto quello che avrei voluto. Non ho parlato delle pagine dedicate ai templi, al sumo, all'arte dei cantanti di Gagaku, all'arte del maestro Moriguchi. Per questo – consolatevi – c'è la quarta di copertina Adelphi, capace di una favolosa neutralità.
 
Posso solo aggiungere che stamattina, per molte ore, sono rimasto incantato. E che ho amato una terra e un popolo che non ho conosciuto mai, se non per le opere d'arte; e questo non capita tutti i giorni, e non capita per tutti i libri di viaggio.
 
"L'eleganza è frigida" è una lettura straconsigliata. A tutti.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Goffredo Parise (Vicenza, 1929 – Treviso, 1986), scrittore, sceneggiatore e giornalista italiano.
 
Goffredo Parise, “L'eleganza è frigida”, Adelphi, Milano 2008.
Prima edizione: Mondadori, 1982. In precedenza, Corriere della Sera (gennaio 1981-febbraio 1982)
 

In Lankelot: articoli su GOFFREDO PARISE – articoli sul GIAPPONE

Gianfranco Franchi, "Lankelot". Gennaio 2010

A Movida

ISBN/EAN: 
9788845922503

Commenti

[PARISE]Giappone, primissimi

[PARISE]Giappone, primissimi anni Ottanta. Un grande letterato vicentino vive un'esperienza esistenziale e culturale incredibile, che sintetizzerà nelle pagine d'un reportage apparso a puntate sul «Corriere della Sera», quindi in volume per Mondadori nel 1982, infine in elegante, sobria e minimalista edizione Adelphi, 2008. Goffredo Parise è un viaggiatore umanissimo, ultrasensibile, pieno di premure e di comprensione per la diversità del popolo ospite...

[Speciale PARISE]

[Speciale PARISE] http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=3199.0 comincia oggi:) dura tutto l'anno.

[per Franchi] Ho appena

[per Franchi] Ho appena sentito che da lunedì sarai in Radio sul mio amato "Fahrenheit 451"!
Non vedo l'ora di ascoltare le tue recensioni.
Intanto: congratulazioni e scusa se ti scrivo qui. Ma non vedevo l'ora di dirtelo!


 

[per Monna] confermo, da

[per Monna] confermo, da lunedì a venerdì 5 febbraio avrò il mio "momento critico":).  Sono molto felice per questa chance. Dirotti che sono più a mio agio come critico, in radio, che come autore ospite:). Sarà divertente, dai:). 

Fahrenheit è un must. Esserci stato come ospite, mesi fa, mi ha emozionato tantissimo. Hai sentito quella puntata? Si parlava di "Monteverde"...

[per Franchi] No, quella l'ho

[per Franchi] No, quella l'ho persa. Se mi indichi la data, provo a cercarla sul sito.


Dovresti fare (farti) un po' di pubblicità qui su Lankelot, però... o no?

[per Monna] hai ragione.

[per Monna] hai ragione. Carico la notizia nel forum: http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=3331.0 - di solito si informano tutti là, per eventi, presentazioni, conferenze, etc.

La vecchia puntata su "Monteverde": eccola http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_libro.cfm?Q_EV_ID=294050

 

[per Franchi] Grazie! Ti

[per Franchi] Grazie!


Ti ascolterò stasera.
E tutti i giorni, la prossima settimana.
Mi raccomando!


Un sorriso.

[per Monna]  ce la metterò

[per Monna]  ce la metterò tutta;) Grazie sai? Grazie davvero.

[L'eleganza è frigida]....non

[L'eleganza è frigida]....non avevo colto della radio! Se potrò, Lupus in prima linea ad ascoltare. ...Per tornare a Parise: il libro suscita comunque interesse non fosse altro che alcune settimane fa, sempre per integrare letture pro-tesi, mi è passato tra le mani questo: http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/rizzoli/libro/1710_l_impero_bonsai_m... (ora ho troppo per la testa e troppo arretrato, ma come libro di argomento viaggi-reportage è da tenere in considerazione: scorre via che è una bellezza)

['eleganza è frigida]qui ci

['eleganza è frigida]qui ci vorrebbe Luciano per commentare a dovere. Ricordo le sue pagine su Tokio ne Le nuvole di drago....

Penso che anche il Giappone sia cambiato in questi anni, però, magari certi aspetti che piacevano a Parise non ci sono più. Bisognerebbe andare a vedere!!!!

[Parise] Movida c'è stata più

[Parise] Movida c'è stata più di recente, rispetto al professor;). Sentiamo entrambi!

[Parise] Lupo, il link non

[Parise] Lupo, il link non funziona bene, ma leggo la parola "montanelli". Nessuno meglio di te può scriverne;).

 

[Parise] Ecco forse con ibs

[Parise] Ecco forse con ibs si vede meglio: http://www.ibs.it/code/9788817017107/montanelli-indro/impero-bonsai-cron...

 

Ok, ma prima devo inviarvi le recensioni di quel saggio musicale, poi Ansaldo etc etc. Ne ho ne ho..... Intanto sorveglio cosa combinate ;)

[Parise] adesso va:). Sembra

[Parise] adesso va:). Sembra potente:).

Io ho in preparazione una sorpresa che piacerà 100% a Marina... + 3 pezzi che posso pubblicare solo dopo che sono usciti in cartaceo. Vedrai:)

(Parise) Non conoscevo

(Parise) Non conoscevo affatto il titolo e ti assicuro che nei prossimi giorni sarà mio. Tu mi offri pane per i miei denti: soprattutto la parte sulla letteratura. Kawabata? Delizia per la mia mente.

"la grazia, alla dolcezza e all'educazione, alla correttezza, al patriottismo e al perfezionismo, che incontrerà in Giappone. La prima notte racconta di dormire un sonno "al tempo stesso felice e lontano, simile a quelli delle convalescenze o della salvezza". Posso confermarti che è quello che porti a casa come ricordo confermato del viaggio.

Io il Giappone lo amavo da prima,ma lo conoscevo dai libri,dai resoconti di viaggio, dall'animazione classica, dai film e pensavo di trovare nel 2007 una realtà diversa. Pensavo sinceramente di restare delusa soprattutto da Tokyo che certamente non poteva essere quella del secolo scorso,dopo il grande terremoto del 1923. E così nell'ambito del tour  avevo lasciato solo 3 giorni per potermi dedicare con calma al resto, Nikko, Hakone - Fuji, Kyoto, Nara, Osaka, Hiroshima e Miyajima, l'isola incantata, dove ho trascorso una delle più belle notti della mia vita. E non mi sono fatta  mancare assolutamente contatti e conversazioni con lapopolazione autoctona, in qualsiasi momento dalla guida ai ristoratori, dai negozianti ai viaggiatori dei treni, dal personale di servizio degli alberghi ai camionisti nelle stazioni di servizio dopo aver visto sui vetri appesi i pupazzi di Doraemon (anime della mia infanzia che adoravo)..

Eppure la più grande sorpresa è stata proprio Tokyo, a cui tornerò per scoprire ogni suo angolo. La città in cui vorrei trasferirmi in pianta stabile. Una metropoli dalla pulizia e dall'ordine ospedaliero in cui il traffico (traffico???)  è ordinato, le macchine luccicanti, i clacson non si sentono, gli autisti hanno ancora i guanti bianchi, dove tutto scorre ordinato secondo gli schemi giapponesi.

A noi alcune cose possono sembrare irrazionali, fuori dagli schemi..la torre di  Tokyo uguale alla Torre Eiffel, La statua della libertà in copia dopo il Ponte arcobaleno(ricorda qualcosa?), insensati desideri di copie del resto del mondo, divieto di fumo per strada (ma con apposite aree smoking, collocate persino sotto le pensiline degli autobus) ma non in tutti i locali, ma appena messo il piede fuori dall'albergo ho già notato la differenza tra una pulizia impeccabile delle strade (anche le foglie cadono ordinate!!!), un sistema di servizi di trasporto che è un reticolato ma basato sui colori (linea verde, treno verde, etc) per rendere più fruibile e veloce il servizio, ordine nel camminare sui marciapiedi rispettando i sue sensi di marcia. Tempi d'attesa al treno inesistenti, un minuto per salire sullo shinkansen, treni pulitissimi e nuovi come mai avevo visto (neanche in svizzera) , un mix affascinante tra antico e nuovo, sicurezza nella metropolitana, resa vivibile da pavimentazione a specchio, fiori, negozietti  di ogni tipo, ristorantini di ogni tipo, strade, vicoli (mi sono avventurata nelle zone della yakuza senza mai aver timore di nulla), estrema civiltà delle persone che non buttano nulla a terra ma eventualmente si riportano a casa il sacchetto dei loro rifiuti personali, prezzi identici ovunque, in tutto il Giappone, velocità aliena nell'impacchettare gli acquisti (il tempo per loro è  preziosissimo), giapponesi che si fanno in quattro per aiutarti o renderti il servizio richiesto, orgoglio immenso nello svolgere anche il lavoro più umile, disoccupati che vengono impiegati in opere utili (anche inutili,ma ritenute di cortesia), compattezza incommensurabile sull'esser patria (come giustamente hai compreso tra le righe) e che è la cosa che più gli invidio ...

Giappone  dai prezzi proibitivi? Risibile leggenda...o almeno dal cambio in euro tutto un vantaggio,...milioni di ristorantini dove mangi a 3 euro, bevande comprese (sushi che in Italia è un salasso mangiato fino a scoppiare a 7,5 euro a persona) e ti ringraziano pure per aver scelto loro buttandosi a terra in ginocchio (io per l'imbarazzo sono scappata la prima volta). Certo se vai nei ristoranti dove non è visibile il menu, cosa nota in Giappone, devi per forza sapere che ne uscirai con la necessità impellente di accendere un mutuo in banca. Ho avuto necessità di prendere anche i taxi, lì paghi a km non a secondi. Il viaggio più lungo ad Osaka, pensavo di dover pagare con la carta di credito, cosa possibile. Invece ho speso 20 euro che qui spenderei  per fare 5 km. E finché resterà la leggenda dei prezzi proibitivi il Giappone resterà tale e quale.

io non riuscivo a dormire la notte al pensiero di essere in quella parte del mondo e per colpa del sonno mi perdevo minuti preziosi. A Tokyo il mio albergo era il Keio Plaza,davanti all'imponente municipio, sede del Governo metropolitano, a due passi dall'Hyatt(Lost in Traslation) ...mi svegliavo all'una e mezza di notte e vedevo ancora diversi uffici pubblici illuminati con gente che lavorava...uno stress pazzesco sì, una vita dedicata al lavoro, pericolosissime devianze psicologiche per chi non riesce a sostenere quel ritmo (ma non tanto per sé, ma per l'umiliazione nei confronti della società a cui non puoi più dare una mano, nello sforzo collettivo),ma se questo è il lato negativo della medaglia, tutto il resto è Marte. E poi la stazione metropolitana di Shinjuku, dove è situata da un lato la parte commerciale di Tokyo (Lost in T.) e la parte sfrenata dei bagordi notturni, il quartiere a luci rosse. Io andavo da una parte all'altra  di sera attraversando una stazione che ha più di 50 uscite, dove transitano milioni di persone ogni giorno, ma mai ho avuto la sensazione di soffocamento o di smarrimento.

E poi il grandissimo rispetto per la natura, idolatrata, che meriterebbe un capitolo a parte.

C'è qualcosa di assolutamente unico in Giappone che, ribadisco, è tutto da scoprire. Ogni posto ha una sua peculiarità. Io lo amo ancora di più ora che ne conosco la realtà. E ora mi fermo che mi viene un articolo, al posto del commento.

Ribadisco il libro sarà mio.

 

(Parise) "Protagonista di

(Parise) "Protagonista di questo diario di viaggio, raccontato come un romanzo, è Marco, alter ego dell'artista. Parte con un grande senso di stanchezza per l'Italia, e per le cose italiane: il nostro è il Paese della Politica, "sconvolto per millenni da furti, ricatti e assassinii" (p. 11),"

purtroppo la corruzione tocca ogni parte del mondo ed il Giappone non è indenne a questo§; solo che se, ad esempio, si scopre...la gente è capace di fare harakiri...

o se il treno ha un ritardo, il Presidente è capace di fare pubbliche scuse in televisione. Ricordo si dimise quando ci fu un incidente grave. Queste cose le possiamo immaginare in altre parti del mondo?

"È la convalescenza d'un artista di poco più di cinquant'anni, ferito dai contrasti e dalle contraddizioni della nostra nazione. È la convalescenza d'un uomo stupefatto da quel che ci racconta: un popolo lontano da tutti quei paesi occidentali che credono nella materia e non nello spirito.", come lo capisco, come sento mia questa considerazione. Shintoisti, buddisti, all'occorrenza anche cristiani...un mix che non è religione, ma modus vivendi.

 

"La cucina cinese sembra

"La cucina cinese sembra grossolana rispetto a quella giapponese: e Marco pensa che il Giappone sia, in un certo senso, una "derivazione della Cina, ma una derivazione estremamente perfezionata e portata ai più alti gradi termici dell'estetismo" (p. 22). Estetismo e perfezionismo vanno di pari passo: questo è uno dei segreti della grandezza del popolo nipponico, al contempo di massa e d'élite. L'altro segreto è la moralità. Una moralità profonda, altissima. Quanta differenza con la nostra povera Italia: "Il Paese della Politica è il Paese della Politica e dell'affermazione individuale e non quello dell'orgoglio nazionale. Ma il Paese della Politica, si sa, tanto è geniale, più di ogni altro geniale nella politica, cioè nella mediazione, la trattazione, lo scambio delle merci, tanto è ignorante e sordo nella Morale di cui però si riempie la bocca" (p. 35)."

1) sulla derivazione non sono d'accordo. Sai bene che cucino giapponese e, a parte l'uso delle bacchette, del ramen, della soya e le mini porzioni, c'è un distacco abissale tra l'una e l'altra. Anche il riso è diverso, compreso il modo di cuocerlo. D'accordo sull'estetica che è anch'essa modus vivendi. Pensiamo ai giardini giapponese,anche quelli di sabbia e rocce. La semplicità, il minimalismo, è l'estetica. La cucina giapponese è una delle tantissime arti giapponesi che contempla l'estetica, la fermezza e la perfezione assoluta. L'uso del coltello nella cucina ripete pedissequamente i movimenti della katana. Si  taglia nello stesso modo. I cibi vengono preparati per gli occhi e la mente,  prima del palato.

2) Non è morale nel senso cristiano; è un modus vivendi, Non esiste il concetto di individualismo, questo lo abbiamo sempre capito in ogni campo.

 

 

"Gli dissero inoltre che lo

"Gli dissero inoltre che lo spirito del signor Tojo, ultimo capo del governo durante la guerra, il cui corpo era stato impiccato da un tribunale per crimini di guerra simile a Norimberga, era stato proprio in quegli ultimi mesi trasportato nel tempio degli eroi di guerra per ordine del governo."

E' ancora oggetto di polemica. E' sempre nei miei propositi affrontare anche la parte "scomoda" della storia giapponese.

 

(Parise) "Il grande poeta

(Parise) "Il grande poeta giapponese Saito Ryokuu aveva detto che 'l'eleganza è frigida'

In Libro d'ombra di Tanizaki è citato, ma tradotto in "L'eleganza è fredda", pag.  11, accostandolo all'esperienza dei "gabinetti" giapponesi,

"Non ho parlato delle pagine dedicate ai templi, al sumo, all'arte dei cantanti di Gagaku, all'arte del maestro Moriguchi."

lasciando da  parte i templi, ho visto dal vivo un lottatore di sumo che doveva esser famoso perché c'era una folla in delirio che lo aspettava fuori dall'abergo per una foto o un autografo. Sapevo che era uno sport amatissimo, ma non immaginavo a tal punto!!!!

Ho potuto anche vedere a teatro un pezzo Gagaku...bello! òe diverse manifestazioni usicali e teatrali sono molto più interessanti dal vivo.

Moriguchi invece non mi ha mai interessata.

[Parise] mia grande movi, mi

[Parise] mia grande movi, mi attendo qualcosa di speciale da questo tuo incontro con Parise, e col suo libro giapponese. Già questi primi commenti si direbbero elettrizzanti;).

(Parise) il libro è

(Parise) il libro è mioooooooooooooooooo. Recuperato a Bologna ^_^

[Parise] era ora;)

[Parise] era ora;)

(Parise). Ho letto qualche

(Parise). Ho letto qualche frammento (ho sbirciato la parte di Kawabata, non ho resistito) ....ed ogni volta mi pareva di leggere i miei pensieri. Tu citi le sue considerazioni sul traffico...io quelle sul silenzio della città, nel traffico...è impressionante, anche nel 2007...

[parise] ... colpo di

[parise] ... colpo di fulmine? ;)

(Parise). Incredibile. Giuro.

(Parise). Incredibile. Giuro. La prima cosa che noti appena scendi dall'aereo...la quantità di addetti ai lavori più strani...per accompagnarti dalla transenna allo sportello visto (distanza due metri), per segnalarti un gradino quando entri in un negozio (e non cadere), per segnalare i lavori in corso (in una strada chiusa, di notte)...tanto per fare degli esempi di sovrannumero citato, però gli sportelli dei taxi sono automatiche, si aprono da sole ihihih. I trenii!!! e lo smarrimento assurdo dei giapponesi quando le cose non vanno come programmate. Quando ho comprato la mia bambola samurai Musashi, era l'unica senza scatola...ed i due commessi sono impazziti, in un delirio di inchini e di scuse per il mancato imballo...perfettamente uguale agli altri, comune scatola di cartone anonima, priva di qualsiasi segno...poi non si sa come l'hanno trovata e sembravano aver realizzato per me la torre di Tokyo tanti i sorrisi ed i sospiri di sollievo. 

Me lo rileggo...mi sembrava di esser lì con i miei occhi e di leggere i miei pensieri su ogni cosa su cui ha scritto :)

Mi era sfuggito questo pezzo,

Mi era sfuggito questo pezzo, caro Gianfranco, ma ti aspetto a Cara Cina. Assieme a Guerre politiche, opere fondamentali, per quanto "settoriali".


Marina grazie della citazione.


Confermo: la cucina è una delle migliori del mondo, non solo susci e sascimi (ci vuole qualche H) ma anche le zuppe, il modo di cuocere la carne e il pesce, tutto preciso e netto (anche "neto", nel senso dialettale veneto di pulito). Ricordo che il sistema di impanare detto Tempùra è un nome introdotto dai missionari, dal latino Tempora.


Non posso metterla al primo posto (i francesi non mi perdonerebbero più), ma assieme a quella italiana e cinese fanno il miglior quartetto.


Sono stato in visita di scambio ospite dell'Università Imperale per studio. Per quanto riguarda l'Italianistica del Novecento (non mi riferisco agli altri secoli) sono rimasto piuttosto deluso: ad es. nessuno sapeva nulla di Barzini, inviato di guerra sul fronte russo-giapponese, nessuno sapeva nulla sul suo esemplare libro, adottato dalla scuola di guerra giapponese, tradotto in giapponese (e in molte altre lingue). I colleghi mi risposero: -Sul Giappone preferiamo leggere i giapponesi; che per degli italianisti mi pare notevole.


A Tokyo ho avuto molte difficoltà, l'inglese non serve molto. I treni sono veloci, ma la metro è abbastanza antiquata e in Asia io ne ho viste parecchie.


La cosa migliore dei giapponesi: fare ogni cosa nel modo migliore possibile.

[eleganza frigida] professor,

[eleganza frigida] professor, ecce "Guerre politiche": http://www.lankelot.eu/letteratura/parise-goffredo-guerre-politiche.html quanto a Cara Cina, mi toccherà comprare il Meridiano, così recupero ancora un po' di narrativa del buon Goffredo:).

Qui trovi il quadro su Parise - ad oggi: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?P/Parise+Goffredo se vuoi aiutarci, te ne saremo molto grati.

Micidiale la dimenticanza di Barzini. Sospetto, purtroppo, sia un oblio condiviso da entrambe le parti, italiani e jap. Dà un'occhiata a cosa c'è di suo in circolazione, nel 2010... a parte una bio, è praticamente buio pesto. Peccato.

Barzini viene rimosso. Quando

Barzini viene rimosso. Quando morì impedirono al feretro di attraversare la sua città (credo sia Orvieto) per questioni ideologiche.


Agli inizi del secolo era un protagonista assoluto: un suo articolo raddoppiava le vendite del Corriere. Io l'ho seguito fino al 1907 (conclusione del raid Pechino-Parigi). Più tardi abbracciò il fascismo. La cosa ancor peggiore fu accettare di dirigere l'Agenzia Stefani sotto la repubblica di Salò. Ho avuto uno scambio di idee con la nipote Ludina. Un'attenuante: pare che l'abbia fatto solo per tentare di salvare il figlio prigioniero in un campo di concentramento tedesco. Non ci riuscì. 

[barzini] difenderemo anche

[barzini] difenderemo anche la sua memoria, professor. Alla Fiera di Roma avevo comprato questa sua (seducente) biografia da un piccolo editore toscano; poi l'ho regalata a un mio amico giornalista, Petraroli, che so essere suo grande cultore. Spero di ritrovarne copia a Torino... vorrei scrivere almeno di quella. Se ti va, potresti scrivere tu, intanto, un pezzo introduttivo sull'arte, la vita e lo spirito di Barzini. Sarebbe un grande contributo...

Sono impegnatissimo con un

Sono impegnatissimo con un corso su Marco Polo.


Le mie energie sono più deboli delle tue: mi devo riguardare.

[marco polo] ubi universitas

[marco polo] ubi universitas lankelot cessat