Un impero immenso, un territorio assoggettato che mai più, nella storia occidentale avrà pari o superiori. Roma caput mundi, è il caso di dirlo. Dalle coste insidiose ma oramai succubi dell'Africa mediterranea fino alla germaniche lande nordiche. Una sorta di miracolo politico militare, ma che ormai è come il colosso di Rodi, ha i piedi d'argilla. Il tempo, l’intrigo politico aggravato e continuato, l'agiatezza e l'avidità stanno minando le fondamenta, come un terremoto perspicace e lungimirante che assesta poche mirate scosse con l'obiettivo non di un disastroso e fulmineo sisma, ma di far collare tutto a poco a poco, pezzo dopo pezzo, regione dopo regione, istituzione dopo istituzione. Fra trecento anni infatti l’impero romano si sfalderà, liquefatto come neve al sole,diverrà memoria
Siamo a casa dell'imperatore Tiberio, tra il 34 e il 37 dopo Cristo. Siamo nell’esilio voluto e dorato dove egli si è beatamente rinchiuso, vittima delle sue fobie e delle sue amene ed amare riflessioni L'imperatore romano, per secoli avvolto da un oscura tenebra di leggendaria ferocia e di quasi malata perfidia, da anni sdegna Roma ed il senato, la capitale e le sue benestanti, concupiscenti e libidinose nefandezze nella stanze del potere, preferendo tessere le fila da lontano. Ma quest’uomo potente e temuto, odiato quanto rispettato, è vittima di una profonda crisi interiore e vaga per le stanze deserte della sua dimora appartata e magnificente alla ricerca della verità impossibile: il male che lo stringe e logora è dentro di lui o semplicemente è il potere stesso che egli detiene, questo impero fastoso e riverito che però è come un malato terminale?
Si respira densa e greve un’aria di disfattismo e decadenza, seppure siamo all’apice dell’espansione romana. Ma il romanzo non è solo una ricostruzione pseudo storica che riecheggia i celebri passi delle “Memorie di Adriano” della Yourcenar, gran libro esistenzialista sempre dedicato ad un imperatore romano. Perché nella vita di Tiberio irrompe una magnetica ed inossidabile donna, Cornelia Lucina. Ella è figlia di Cornelio Gallo, poeta romano messo al bando dal predecessore di Tiberio, il sommo Augusto e vive per una sola ragione, recitare a menadito al dominatore del mondo tutte le opere del padre ingiustamente condannato, con una chicca finale, il capolavoro assoluto: il Vangelo di Giuda, dedicato alle gesta di un (ancora) misterioso predicatore sconosciuto che ha incantato, miracolato e quasi sobillato le lontane terre di Giudea. Il suo nome ò Jeshua, ovvero Gesù. L’ardua e titanica impresa menmonica della misteriosa e profetica donna affascina, strega soggioga l’animo già turbato e paranoico dell’uomo più potente della terra allora conosciuta.
E la storia cambia corso, almeno secondo la mente visionaria dell’autore del libro, Roberto Pazzi, perché il Cristianesimo, così come lui lo profetizza e cerca di riutilizzarlo a secondi fini, è solo un estremo rimedio, un miracoloso medicinale che consentirà al potere malandato di Roma per protrarsi ancora nei secoli, fino alla fine del mondo magari..
Sostanzialmente innervato su queste tre linee principali (la storia come è stata, la rivisitazione di Tiberio come uomo e le vicende che riscriveranno la storia a noi tramandata di Jeshua) questo romanzo di Roberto Pazzi è un finissimo testo di cosiddetta fantastoria dove con una prosa dalla sintassi ricercata ci lasciamo coinvolgere e spingere fin dove non ci eravamo spinti. Le tre storie infatti risultano mirabilmente incastonate e i diversivi tendenti a dilatare l’impatto emotivo della storia principale che dà poi da il titolo al libro sono delle abili intercapedini narrative che danno sostanza e vigore alla intera costruzione romanzesca. Cosicché le vicende del futuro successore di Tiberio, ovvero il perturbato Caligola, non disperde e non dilata il romanzo ma anzi lo rafforza e cementifica.
Al di là dunque delle personali considerazioni sulla ipotesi del quinto vangelo (che curiosamente qualche anno dopo questo romanzo verrà realmente scoperto, a dimostrazione di come fosse giusto l’assunto di Oscar Wilde secondo cui “la vita imita l’arte”) questa lettura sorprende ed in certi passi avvince e vuoi per l’ambientazione storica, vuoi per le capacità narrative di Pazzi, è un romanzo certo atipico per essere italiano, scritto peraltro con una prosa non certo piatta, dalla sintasi estremamente ricercata ed avvolgente.
Pazzi, atipico autore di nicchia, sconosciuto ai più, è poeta e narratore attivo già dalla metà degli anni Ottanta. Vive a Ferrara, è anche giornalista ed a lungo collaborò per il Corriere della Sera. La prima sconosciuta edizione di questo romanzo che andrebbe recuperato e divulgato per la sua fascinosa originalità architettonica, è datata 1989.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Roberto Pazzi (Ameglia, 1946)), scrittore, poeta e giornalista italiano
Roberto Pazzi, “Vangelo di Giuda”, Sperling & Kupfer, Milano, 2006.
Prima edizione: Milano 1989.
Roberto Pazzi in Lankelot
Baol70 per Lankelot eu, 26 aprile 2009. Analoga recensione è comparsa sul sito Ciao.it a cura del medesimo autore
Commenti
neo BAOL!
OT, primo articolo su Pazzi, che pure meriterebbe ampi studi... qualche volta l'abbiamo almeno nominato (cfr. studi di De Turris sul fantastico; pagine su Morselli, etc) ma bene che si cominci ad analizzarlo. Danke Paul!
"menmonica": refusetto.
Molto diverso dal quinto evangelio di Pomilio, mi pare....
fantastoria: può essere ben fatta come probabilmente in questo caso.
http://www.lankelot.eu/index.php/2008/12/21/pomilio-mario-il-quinto-evan...
Pomilio: articolo a firma Monego
3. Pomilio mi manca... ma in generale questo l'ho letto sulla scorta delle impressioni ricavate dalle lettura della Notte del lupo di Vassalli... ed invece è del tutto "altra cosa"
2. dovrei avere da qualche parte "Le città del dottor Malaguti". Tempo permettendo relazionerò :-)
optume:)
Il caro Angelini ieri mi diceva che vorrebbe scrivere de "La città volante". Aspettiamo...
Archivio Pazzi integrato!
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