GENESI e STRUTTURA
“Il libro è nato da una serie di articoli pubblicati, dapprima in Italia, nel 1906, sotto lo stimolo dell’esperienza del movimento operaio francese, quale si era manifestato e si andava manifestando nei primi tentativi di sciopero generale e di lotta politica e di classe, nella sopravveniente crisi della democrazia rappresentativa e della pace sociale, sotto la guida dei «sindacalisti». Integrati l’anno successivo, quei primi saggi sulla violenza e lo sciopero acquistarono la fisionomia e il taglio di un lavoro organico, e diedero luogo, infine, ad un unico volume, che fu poi tradotto, nel 1909, per i tipi dell’Editore Laterza, con una presentazione di Benedetto Croce” (tratto dalla prefazione di Enzo Santarelli, p. 8).
Sorel sosteneva, nell’introduzione all’opera, di non aver avuto intenzione di comporre un libro, quando pubblicava gli articoli ne “Il divenire sociale”. Preferiva ricordare di non essere né professore, né volgarizzatore, né aspirante capopartito: “sono un autodidatta, che presenta a pochi i quaderni che hanno servito alla sua propria istruzione” (p. 55). Asseriva di aver scritto “per appunti”, formulando pensieri “così come sorgono”. Si proponeva solo di “svegliare qualche volta la ricerca personale”, affermando che “forse nell’animo di ogni uomo vive, nascosto dalla cenere, un fuoco vivificatore, tanto più minacciato di spegnersi, quanto più lo spirito abbia accolto, belle e fatte, un maggior numero di teorie. Evocatore è colui che allontana le ceneri e libera la fiamma.
Non senza ragione credo potermi vantare di essere riuscito, qualche volta, a svegliare lo spirito di ricerca in alcuni lettori; e tale spirito bisognerebbe, innanzitutto, suscitare nel mondo. Ottenere questo risultato val meglio che riscuotere l’approvazione banale di gente ripetitrice di formule, o avvilire il proprio pensiero in vuote dispute di scuola” (p. 58).
“Considerazioni sulla violenza” è strutturato in un’introduzione (“Lettera a Daniel Halévy”), una prefazione, sette capitoli (“Lotta di classe e violenza”; “La decadenza borghese e la violenza”; “Pregiudizi contro la violenza”; “Lo sciopero proletario”; “Lo sciopero generale politico”; “La moralità della violenza”; “La morale dei produttori”) e tre appendici (“Unità e molteplicità”; “Apologia della violenza”; “Per Lenin”).
APPUNTI
Nella prefazione, Sorel afferma: “Il sindacalismo rivoluzionario tien vivo nelle masse lo spirito di lotta proletaria e non prospera se non dove si sono prodotti scioperi notevoli o violenti (…). Se si vuole seriamente discutere di socialismo (è necessario) cercare quale sia l’azione propria della violenza nelle attuali condizioni sociali” (p. 91). Non si tratta, scrive, di giustificare i violenti, ma di “ sapere quale compito è proprio della violenza delle masse operaie nel socialismo contemporaneo” (p. 94).
Sorel ha cieca fiducia nel sindacalismo rivoluzionario: ritiene che la violenza proletaria sia un fattore essenziale per il marxismo (p. 141), denuncia e condanna il distacco tra i “socialisti parlamentari”, “raffinati e grossolani” (p. 125), e le reali istanze e necessità rivoluzionarie. La scheda elettorale ha “sostituito il fucile” (p. 104), e non è più tempo per cincischiare e difendere le istituzioni statali: i sindacalisti non devono riformare, ma distruggere lo Stato (p. 170).
Il libro è una testimonianza fondamentale, per il contemporaneo, di quanto grande e quanto assurda e tragica fosse la possibilità che il dogma marxista insudiciasse le menti degli uomini di Lettere. Sorel è morboso e ossessionato: convinto com’è che il socialismo debba “illuminare il proletariato”, illustrando la “grandezza” dell’incombente (come sempre) azione rivoluzionaria, si batte per propagandare l’opportunità dello sciopero come prima rappresaglia nei confronti dello Stato borghese. I capitoli – non di rado di difficile comprensibilità per il lettore contemporaneo, per via di reiterati richiami a uomini politici e questioni politiche contingenti alla stesura del testo – vagano, foschi e torbidi, sempre attorno allo stesso concetto: fede in quel marxismo rivoluzionario che s’è tenuto leale alla lettera del buon Dio Karl e ha rifiutato compromessi con il grande nemico – la borghesia, e il suo totem: lo Stato.
Perché tornare a esaminare questo libro? Semplice: per comprendere meglio cosa stia avvenendo nella sinistra parlamentare ed extra-parlamentare del nostro tempo. La questione, a ben guardare, non è mutata: c’è chi ancora s’aggrappa al vangelo secondo Marx e non può non rifiutare la liceità e l’opportunità della violenza, e l’essenzialità dello sciopero a oltranza, pur di contribuire alla creazione del promesso paradiso in terra (a quello nei cieli pensano le religioni, è evidente): c’è chi, con un pizzico di buon senso e di umanità in più, comprende che il sangue, le violenze e la barbarie possono e devono essere rifiutate; e che quel regime che nasce nel sangue, nel sangue morirà.
Nel 2005, assistiamo ancora – pur con minor intensità d’un tempo, ammettiamolo – all’angosciante e tragicomico fenomeno dell’evangelizzazione marxista, per via di intellettuali neo-soreliani e nostalgici leninisti vari (all’insegna dell’adagio: Stalin era narcisista e accentratore: un compagno che ha sbagliato. Lenin, invece, ah…): dogma fondato sull’esistenza d’un nemico (lo Stato, in ogni sua forma: e le multinazionali, tutte), d’una razza inferiore (il non comunista: ergo, il fascista), d’una razza eletta (i compagni), con un chiaro traguardo “rivoluzionario” che garantirebbe un’adeguata libertà e finalmente assicurerebbe “l’uguaglianza” ai cittadini (“fascisti” a parte: andremmo, immagino, rieducati in apposite strutture: ameni e accoglienti gulag).
Io voglio essere profeta: in tempi come questi, con qualche italiota che torna a parlare della liceità degli “espropri proletari”, con altri che s’uncinano alla vecchia dottrina del “compagno che sbaglia” (eccesso di zelo?), un saggio come questo non potrà che tornare di moda e venire ristampato. È ora.
Mi spiace solo per quelle menti della nuova generazione che sognano d’umiliare “democrazie borghesi”, e d’opporsi al “socialismo parlamentare”: meno per quei borghesi che, mimetizzandosi da proletari, da anni cercano di guarirsi dalla noia della loro esistenza infilandosi nei centri sociali. Torneranno a casa, dissociandosi. Come sempre. (V’aspetto!)
Come in passato, non saranno loro a correre rischi: ma quei figli del popolo che, prestando fede alle fandonie marxiste-leniniste (oggi: tonynegriane) e alle enigmatiche e sempre fumose ambizioni “rivoluzionarie”, pregiudicheranno la loro intelligenza e la loro vita.
Valga, per Sorel, la vecchia regola: conosci il tuo nemico.
Ogni libro va letto: un libro come questo è uno scrigno di idee.
Si possono, ad esempio, interiorizzare interessanti lezioni di comunicazione: Sorel temeva che si potessero “rubare” e riadattare le parole appartenenti al pensiero e al lessico marxista, per screditarne l’originaria (per così dire) accezione, e rinnovarle.
Splendido suggerimento. Nutrirsi di quel lessico per rovesciare quel dogma.
Un borghese ti saluta.
Commenti
Valga, per Sorel, la vecchia regola: conosci il tuo nemico.
Ogni libro va letto: un libro come questo è uno scrigno di idee.
Si possono, ad esempio, interiorizzare interessanti lezioni di comunicazione: Sorel temeva che si potessero ?rubare? e riadattare le parole appartenenti al pensiero e al lessico marxista, per screditarne l?originaria (per così dire) accezione, e rinnovarle.
Splendido suggerimento. Nutrirsi di quel lessico per rovesciare quel dogma.
Un borghese ti saluta.
Ecco, questo è un autore che ho sempre apprezzato per le sue idee. Lo sapevate che il pensiero di Sorel influenzò fortemente quello di Mussolini? Be', se non lo sapevate adesso lo sapete.
Sì, è notizia abbastanza popolare. Ma non dovrebbe stupire eccessivamente. Mussolini veniva dalla sinistra, sindacalismo rivoluzionario e confuse dottrine di azione contro lo Stato. E' diventato dittatore, mi sa che qualcosa non quadra in Sorel.
Si, infatti influenzò il Mussolini degli albori dell'idea fascista. Resta il fatto che l'idea del sindacalismo rivoluzionario Mussolini la portò sempre con sé - la Repubblica Sociale Italiana fu pensata (sognata) su quelle basi.
Sì. E in mezzo, grossi finanziamenti dalle grandi industrie, e mutazione di idee e principi. De Felice spiega bene lo sviluppo dello spirito rivoluzionario del socialista Mussolini, e il suo primo adattamento allo Stato.
Naturale. Le industrie hanno sempre condizionato qualsiasi potere, ahimé.
Soprattutto quelle belliche.
Soprattutto.
[Sorel] Copertina, tags e
[Sorel] Copertina, tags e impaginazione.
Recensire Sorel per criticare
Recensire Sorel per criticare Marx è, perdonami, sbagliato e anche un pò scorretto da un punto di vista culturale. Sorel fu tutto meno che un marxista dogmatico e questo è provato non tanto dal fatto che veniva letto da Benito Mussolini(che lesse molto di più Marx) ma ad esempio dalla sua iniziale adesione all'Action Francaise. Sorel inoltre, di cui apprezzabile è il superamento di un certo determinismo marxista(e non marxiano ribadiamolo sempre che non fa mai male), purtroppo ha delle carenze filosofiche e teoriche indubbie che incisero anche sul suo ambiguo percorso politico. Il percorso di Sorel è infatti vero si basa su di una giustificazione della violenza politica che ovviamente è alla base di qualunque movimento rivoluzionario di qualsiasi colore che si oppone alla violenza dello Stato; intesa però non come forza reale per risultati pratici(come quella appunto del dominio capitalistico), ma esclusivamente come un bergsoniano slancio vitale e creatore che sprigiona energie spirituali in attesa di manifestazione. Da ciò,nella visione soreliana, il carattere mitico ed etico della violenza. L'impianto concettuale e teorico di Sorel è perciò molto debole e si risolve in un volontarismo e spontaneismo irrazionalista in salsa marxista. Sorel ha cioè una visione della rivoluzione in quanto tale, senza considerare in nessun modo i soggetti reali e le cause materiali che a questa rivoluzione avrebbero dovuto portare. Una sorta,insomma, di ritorno all'irrazionalismo perdendo totalmente di vista l'obiettivo che fu la causa dell'ambiguità politica di Sorel e della sua vicinanza a certe tematiche fasciste(su cui, per carità di patria, sul fascismo rivoluzionario e socialista, stendo un velo pietoso).
Ciao.
[sorel] Ho riletto la
[sorel] Ho riletto la recensione e, mi dispiace, mi vedo costretto ad aggiungere alcune cose. Quando mi sono iscritto a questo sito,pur essendo pienamente consapevole che era gestito da un uomo di destra, l'ho fatto perchè ne vedevo autonomia e senza faziosità. Questa recensione, se tale si può definire, nega tutto questo. Questa,perdonami, non è una recensione su un testo politico ma uno sfogo che esprime livore verso una comunità ed un mondo umano ed io, pur criticando alcuni aspetti del marxismo e certo "compagnume", non posso in nessun modo accettarla. Tra l'altro vi sono delle cose scorrette ed inesatte(che ora metterò in evidenza)che rendono evidente come si critichino cose che non si conoscono. Dalla tua lettura ad esempio mi pare evidente che di Marx ne hai una conoscenza molto parziale per non dire assente. Mi auguro soltanto che questo sia un caso isolato.
>>> Il libro è una testimonianza fondamentale, per il contemporaneo, di quanto grande e quanto assurda e tragica fosse la possibilità che il dogma marxista insudiciasse le menti degli uomini di Lettere
Il pensiero di Marx, comunque lo si giudichi e pur non essendo un marxista(del resto neanche Marx lo era), è alla base per qualunque uomo di cultura che voglia confrontarsi con la contemporaneità. Del resto due delle più importanti testi italiani sul pensiero di Marx vennero scritti da Benedetto Croce e Giovanni Gentile(non due pericolosi sovversivi comunisti).
>>> Sorel è morboso e ossessionato
Questo ti sembra un commento critico,razionale e ragionato?
>>> Perché tornare a esaminare questo libro? Semplice: per comprendere meglio cosa stia avvenendo nella sinistra parlamentare ed extra-parlamentare del nostro tempo.
Cosa può avere a che fare la sinistra parlamentare ed extraparlamentare del nostro tempo con Sorel, o addirittura con Marx, mi sfugge proprio...
>>> all’angosciante e tragicomico fenomeno dell’evangelizzazione marxista, per via di intellettuali neo-soreliani e nostalgici leninisti vari
Questa evangelizzazione marxista oggi presente non la vedo proprio. Vedo piuttosto un pensiero unico liberale. Poi di intellettuali neosoreliani è una cosa che,perdonami,mi strappa un sorriso amaro.
>>> d’una razza inferiore (il non comunista: ergo, il fascista)
Chi parlò di razza inferiore, se la memoria non mi inganna, non furono i cattivi comunisti ma qualcun altro che rinchiusero nei campi di sterminio(insieme a zingari,omosessuali e ... udite udite...anche comunisti). Gli eccessi di un antifascismo di maniera lo condivido anche io. Altra cosa è una lotta contro il fascismo che, non solo i comunisti ma qualunque democratico dovrebbe condividere, così come la lotta contro ogni totalitarismo.
>>> d’una razza eletta (i compagni)
Ribadisco: mi sa che stai sbagliando obiettivo.
“l’uguaglianza” ai cittadini (“fascisti” a parte: andremmo, immagino, rieducati in apposite strutture: ameni e accoglienti gulag).
Questo intendo quando scrivo di mancanza, non di obiettività che non esiste e che ovviamente non ho neanche io, ma di presenza di un livore veramente ingiustificato.Dovrei a questo punto farti i nomi di tutti i compagni uccisi dai fascisti durante gli anni 70? Parlarti dell'Italicus, di Piazzale della Loggia, Piazza Fontana, dei contatti con i servizi segreti da parte dei fascisti vecchi e nuovi e del Msi? Ma che senso ha? Che senso ha utilizzare questo linguaggio? Tra l'altro l'uguaglianza è tipico linguaggio borghese. Preferisco sicuramente il termine di "comunità di libere individualità".
>>> fandonie marxiste-leniniste (oggi: tonynegriane)
E cosa c'entrerebbe il pensiero di Toni Negri con il pensiero marxista-leninista(che già è un'altra cosa con quello di Marx?). Toni Negri sogna e vagheggia un improbabile impero a cui contrapporsi Marx,già alla sua epoca, parlava di scontro interno ai capitalismi e Lenin di lotte tra imperialismi e subimperialismi. Come vedi Toni Negri è marxista come io sono un baciapile.
Quello che ho voluto scrivere è per precisare alcune inesattezze ma soprattutto capire e comprendere. Perchè questa recensione mi ha spiazzato e mi è anche dispiaciuta. Tu sei di destra. Va bene. Sei anticomunista(magari con un pregiudizio e scarsa conoscenza secondo me). Va bene anche questo. Ma leggere un articolo che poteva benissimo apparire sul Giornale della famiglia Berlusconi o su Libero no. Quello non va bene per niente. O almeno non andrebbe bene a me. In caso ognuno per la propria strada senza,da parte mia, nessun livore. Voglio solo capire e comprendere prima di continuare un'avventura.
[Sorel] in linea di
[Sorel] in linea di principio, corrisponde alla formazione politica di mussolini: agli anni in cui dirigeva il quotidiano socialista "L'Avanti" ( http://it.wikipedia.org/wiki/Avanti! ) e via dicendo. Mi sembra fosse un libro adatto a quel periodo storico caotico e radicale: perfetto per giustificare le istanze violente delle forze rivoluzionarie dell'epoca. Adesso invecchia male, può passare serenamente per letteratura grottesca.
[Sorel] Sì, mi sembra ancora
[Sorel] Sì, mi sembra ancora - anni dopo la prima lettura - "morboso" e "ossessionato". Quanto all'evangelizzazione marxista sempre in atto, nel 2005 mi riferivo - ad esempio - alle riunioni che si tenevano in vari quartieri della città, previa consegna porta a porta di un quotidiano con richiesta di fondi. In stile testimoni di Geova. Non è l'unico caso, ma era quello che trovavo più divertente in quel periodo.
Quanto alle "razze inferiori", è sano partire dal presupposto che i sovietici seppero riconoscere qualcosa di simile negli ucraini, a inizio secolo - con tanto di carestia ad hoc e qualche milione di morti, correggimi se sbaglio - e poi nel favoloso criterio del "censo", ammesso che i poveri possedimenti dei kulaki fossero davvero indice di "ricchezza". Le conseguenze non devo ricordartele. Tutto ciò avvenne con prestigioso anticipo rispetto all'orrendo regime nazista. Diamone atto ai russi. E' storia.
Quanto al resto, posso dirti soltanto che qui - a differenza di altri siti che hai già opportunamente linkato - possono apparire più articoli su uno stesso libro. La scelta serve proprio per garantire democrazia e dibattito, e serve per non assicurare l'esistenza d'una linea sola. E' incredibile quanto possa essere rivoluzionaria la democrazia. Non solo: a differenza di quei siti, qui puoi addirittura esprimere dissenso in calce a un articolo. Vedi tu:).
L'egemonia culturale ha prodotto questi equivoci. Che certe cose non si possano scrivere, certe idee non si possano avere, certo dissenso sia borghese e ideologizzato. E' un fenomeno che spiega in pieno perché s'è distrutto tutto.
L'egemonia ha prodotto degli
L'egemonia ha prodotto degli errori e dei disastri(anche se l'egemonia culturale degli anni 60 ha prodotto Fortini, la fine delle ideologie Moccia...vedi tu)ma questo non c'entra con ciò che ho scritto. Premettendo che ho linkato quei siti non per pubblicità ma esclusivamente perche mi interessava il loro punto di vista, se rileggi non ho criticato il fatto che si possa avere un'opinione diversa su un punto di vista né la libertà di questo sito, ma il fatto che di un'autore, di un libro si può avere un'opinione anche totalmente negativa ma la si può esporre in ben altro modo. Quello che hai fatto tu non ha nulla a che vedere con una critica. E'stato solo un attacco politico pieno di livore e anche con scarsa conoscenza di quello che si è citato e criticato.
[Sorel] tutto questo livore
[Sorel] tutto questo livore proprio non lo vedo. E dire che ne avrei pienamente titolo, considerando ciò che il comunismo ha fatto alla mia famiglia e al mio popolo, innocente, costretto all'esodo per colpa di chi amava la falce e martello. Ne avrei parecchia voglia, anche, quando mi sento dire cose del genere.
[Sorel] quanto alla
[Sorel] quanto alla "conoscenza", tieni presente che ti sei qualificato riportando frammenti di un articolo di Pupo del 1995, altrove, dimenticando un libro di 500 pagine apparso nel 2005. Vai cauto.
Ho parlato di scarsa
Ho parlato di scarsa conoscenza del pensiero di Marx ovviamente, non in altro. Infatti leggendo tutti i tuoi commenti di letteratura li ho trovati stimolanti, non sempre condivisibili, ma sempre molto interessanti ed estremamente documentati. Parlavo solo di Marx ovviamente.
Io invece il livore lo vedo
Io invece il livore lo vedo ma sarà una mia sensibilità... Tu hai tutto il diritto ad essere ostile nei confronti del comunismo yugloslavo(posso condividere o meno ma è pienamente comprensibile per mio conto). Lo è meno nei confronti del pensiero di Marx e soprattutto nei confronti del movimento operaio che ha contribuito a costruire la democrazia in questo paese e nei confronti di milioni di uomini e donne che in quell'ideale credettero, e credono ancora, e per esso sono morti. Solo questi intendevo ed intendo difendere. Né Stalin né Tito.
Ti saluto.