THE ONLY THING WE HAVE TO FEAR IS FEAR ITSELF. Il filosofo norvegese Lars Svendsen fonda questo suo nuovo, polemico e intelligente pamphlet su una prospettiva liberale: è convinto che l'indesiderata e insensata cultura odierna della paura vada indebolendo la nostra libertà. È una convinzione che non possiamo non condividere. In gioventù abbiamo letto “La scimmia e l'essenza” di Huxley e abbiamo imparato che il potere si regge su tre pilastri: paura, nemico, nazione. L'unico dei tre ad avere senso e futuro è il terzo. Gli altri due vanno disintegrati. Scriveva AH: “La paura uccide in un uomo perfino l’umanità. E la paura, miei cari amici, la paura è la vera base e il fondamento della vita moderna. Paura della tanto agognata tecnologia che, se eleva il nostro livello di vita, accresce le probabilità di una nostra morte violenta. Paura della scienza, che con una mano ci toglie più di quanto generosamente profonde con l’altra. Paura delle istituzioni, di cui è facile dimostrare la fatalità, e per le quali, nella nostra fedeltà suicida, siamo pronti a uccidere e morire. Paura dei Grandi Uomini che, per acclamazione popolare, abbiamo innalzato a un potere del quale inevitabilmente fanno uso per ucciderci e asservirci. Paura della Guerra, che non vogliamo, e che tuttavia con ogni mezzo ci sforziamo di provocare”. Era il 1948. Ripeto: era il 1948.
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2007. 2009 in IT, soltanto due anni di differita. Il filosofo pop scandinavo dedica una pubblicazione alla “Filosofia della Paura”. L'opera è strutturata in sette capitoli. Nel primo, “La cultura della paura”, Svendsen ricorda che la vita umana è sempre vulnerabile, e che quindi la paura è una reazione normale. Ciononostante, negli ultimi anni la ricorrenza di parole come “rischio” e “paura” è decisamente aumentata, nei media, con effetti fastidiosi: e questo a dispetto che “la reale pericolosità della maggior parte di certi fenomeni è sostanzialmente diminuita” (p. 19). Cosa ha implicato tutto questo? Lo sviluppo dell'industria della “sicurezza”. Pericoli potenziali vengono mostrati come pericoli “attuali”. Qual è il paradosso? “Tutte le statistiche indicano che soprattutto noi occidentali viviamo nelle società più sicure che siano mai esistite, dove i pericoli sono ridotti al minimo e le nostre possibilità di dominarli sono al massimo” (p. 24). L'età media è cresciuta, in una nazione come la Norvegia, di 23 anni in un secolo (59 f 56 m nel 1910, 82 f e 77 m nel 2010).
Nel secondo capitolo, “Cos'è la paura?”, Svendsen spiega che la paura non è nata senza ragioni: è un fenomeno evolutivo, serviva a garantire adeguate condizioni di sopravvivenza e di riproduzione. Tuttavia, nella nostra specie ha un potenziale diverso da quello delle altre specie animali: siamo un “animal symbolicum”. Un pericolo avvertito – per quanto lontano un continente intero – viene percepito come una minaccia diretta (p. 36). La paura contiene sempre “una previsione, una proiezione del futuro, riguardante dolore, danneggiamento o morte” (p. 46); e assieme, come insegnava Tommaso d'Aquino, “ogni paura deriva dal fatto che amiamo qualcosa” (p. 48). Sostiene il filosofo norvegese che la paura stia diventando una sorta di visione del mondo, incentrata sulla consapevolezza della propria vulnerabilità. Questa visione del mondo potrebbe diventare un'abitudine. È un errore da combattere.
Nel terzo, “Paura e rischio”, Svendsen – meditando su “Rumore bianco” di Don DeLillo, spiega che “Un tratto di base della società del rischio è che nessuno è fuori pericolo, assolutamente tutti possono essere colpiti, a prescindere dal domicilio o dallo status sociale” (p. 59). Caratteristica cardine di questa società, è che per dominare i rischi scegliamo mezzi peggiori del problema. “Si stima che circa 1.200 americani morirono dopo l'11 settembre 2001 perché avevano paura di prendere l'aereo e sceglievano quindi di prendere la macchina” (p. 64). La SARS ha fatto 774 morti nel mondo: il panico da SARS è costato 23 milioni di euro. Con una spesa del genere, si poteva debellare – per dire – la tubercolosi. Dal mondo.
Nel quarto capitolo, “L'attrattiva della paura”, il filosofo prende in esame cosa spinga gli esseri umani a cercare nei libri, nei film o nei videogiochi proprio quel che li spaventa nella vita reale. “La spiegazione è semplice: queste esperienze in un modo o nell'altro ci danno un sentimento positivo e soddisfano un bisogno emotivo” (p. 89). Seguono dissertazioni non particolarmente rilevanti sull'estetica del brutto o del male, complete di riferimenti letterari decisamente scolastici.
Nel quinto, “Paura e fiducia”, Svendsen si ritiene convinto che in una cultura della paura in cui “la fiducia sembra diminuire molto, essa ha bisogno di una motivazione e di una giustificazione (…). La ragione di ciò è che una persona a cui si mostra fiducia formalmente farà del suo meglio per mostrarsene meritevole” (p. 113). Secondo il filosofo, la paura e la sfiducia sono autoconservative: la paura è capace di disgregare la fiducia, spezzando i legami di solidarietà sociale e incrinando l'amore per l'alterità e per le diversità, in generale. Serve, quindi, avere un approccio di “fiducia ragionata” (interessante: p. 117).
Nel sesto capitolo, “La politica della paura”, Svendsen spiega che la lotta alle cause della paura produce, necessariamente, nuova paura (p. 142). Questo sesto blocco è quello sicuramente più politico e attuale: com'era facile e onesto prevedere, si concentra sull'attentato delle Torri Gemelle, sul suo significato reale e sulle sue non sempre sensate conseguenze (cfr. aggressione all'Irak). Ho la sensazione, tuttavia, che siano pagine più dettate dal buon senso che da qualche rivoluzionaria concezione dei fatti accaduti. Scivolano come acqua. Lasciano indifferenti.
Nel settimo e ultimo capitolo, “Oltre la paura”, il filosofo norvegese sintetizza il senso del suo volume: “Dovremmo essere coscienti del fatto che la nostra paura non è un riflesso oggettivo della realtà e che ci sono grossi interessi a governarla. La paura è uno dei fattori di potere più importanti che esistono, e chi può governarla in una società terrà quella società in pugno” (p. 144).
Antidoto? Fiducia nelle capacità dell'uomo. Fiducia in un tempo fondato su un nuovo, adorabile “ottimismo umanistico”. Jostein Gaarder ne sarebbe orgoglioso.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Lars Svendsen (Norvegia, 19**), filosofo (insegna a Bergen) e scrittore norvegese. In IT, Guanda ha pubblicato “Filosofia della noia” (2004) e “Filosofia della moda” (2006).
Lars Svendsen, “Filosofia della paura”, Castelvecchi, Roma 2010.
Traduzione di Eleonora Petrarca. Ricca bibliografia in calce. Manca – è sinceramente un gran peccato – un indice dei nomi. Considerando le quantità delle citazioni di LS, era fondamentale. Respingente e fredda la copertina di "Sandokan Studio". Pubblico quindi quella inglese.
Prima edizione: “Frykt”, 2007.
Approfondimento in rete: UIB
Prima pubblicazione cartacea dell'articolo: Il Secolo d'Italia, 10 marzo 2010. © Il Secolo d'Italia. L'articolo appare, qui, in versione lievemente modificata.
Commenti
[PAURA] THE ONLY THING WE
[PAURA] THE ONLY THING WE HAVE TO FEAR IS FEAR ITSELF. Il filosofo norvegese Lars Svendsen fonda questo suo nuovo, polemico e intelligente pamphlet su una prospettiva liberale: è convinto che l'indesiderata e insensata cultura odierna della paura vada indebolendo la nostra libertà. È una convinzione che non possiamo non condividere
[Svendsen] decisamente degno
[Svendsen] decisamente degno di studio e dibattito. La bibliografia in calce è uno strumento di studio (e di lotta).
[Svensen] ci sono
[Svensen] ci sono considerazioni interessanti e condivisibili. La paura serve a dominare, a seminare incertezze, sfiducia, è molto deleteria se viene enfatizzata e, per me, atualmente, lo si sta facendo.
[svendsen] è proprio per
[svendsen] è proprio per questo che mi sembra possa essere una lettura fertile e necessaria per movimenti e partiti e via dicendo... potrebbe - dovrebbe - dare una schicchera a certi dibattiti. Speriamo;). M'è venuta la curiosità di cercare gli altri suoi libri, sono usciti per Guanda. Quasi quasi li infilo nei desiderata...
Prospettiva liberale? La cosa
Prospettiva liberale?
La cosa interessa. Di questi tempi mi mancano dosi di liberalismo, seppur dal versante filosofico. Troppi usurpatori. Ok, rileggo tutto con attenzione.
(svendsen) Sono d'accordo con
(svendsen) Sono d'accordo con Tommaso d'Aquino: più ami una persona, più stai in pena per lei. Generalmente non ho quasi mai paura, non mi sento assolutamente invulnerabile, ma sono quieta di natura. Faccio funzionare il controllo e il raziocinio. Non ho paura dei contagi, dei virus così clamorosamente annunciati, non ho paura dell'altro, del diverso diciamo così (presto servizio in un Centro di Ascolto Caritas, dialogo ogni volta con 20-30 extracomunitari, non sempre educati e calmi, sicché...) e non ho paura del 'giorno dopo'. Purtroppo però non ho più tanta fiducia nel prossimo, questo sì. Soprattutto nei governanti che, come dice ottimamente Marina - e se ho capito bene - attualmente, per ragioni personali, stanno infondendo paura al paese. E alla grande, aggiungo io.
Ottimo argomento, Gianfranco, per questi tempi duri. Grazie.
Raffaella
[Svendsen] liberale, pop;).
[Svendsen] liberale, pop;).
Bel pezzo Fra. Grazie della
Bel pezzo Fra. Grazie della condivisione.
Il retroterra culturale come ti è sembrato? Formazione solida?
[svendsen] formazione solida
[svendsen] formazione solida ma ambizioni divulgative pop: parecchi film e libri vengono nominati e adattati alle sue disamine. E' un punto di forza o un punto debole, dipende dalle prospettive...
[thomas] perché non punti la
[thomas] perché non punti la sua "Filosofia della noia" (Guanda, 2006 credo)? A quanto leggo qua e là, è il suo must...
Magari questo week passo a
Magari questo week passo a Lugano, e vado in libreria a pizzicarlo :-)
[librerie di Lugano] sai che
[librerie di Lugano] sai che non ne so proprio niente? Ci sono catene italiane (feltrinelli, mondadori, etc) oppure catene svizzere? Ci sono piccole librerie di quartiere? Ci racconti un po' la situazione?
A Lugano esiste una grossa
A Lugano esiste una grossa libreria centrale (Melisa, appartiene a messaggeria), una piccola libreria poco sfruttata che ha aperto qualche anno fa, mai capito come facciano a vivere, e naturalmente Il Segnalibro, la miglior libreria di sempre, bella funzionale, grande abbastanza da avere tutto quel che vuoi, ma non tanto da essere dispersiva, con personale favolosamente competente. Pensa che gli faccio tutta questa pubblicità e non ci lavoro nemmeno.
Io lascio al Segnalibro tra i mille e millecinquecento Euro l'anno; eccoli qui
http://www.segnalibro.ch/
Altrimenti in Svizzera francese è sbarcata da un po' Fnac, un maxi distributore anonimo e pieno di impiegati senza uno straccio di cultura letteraria, ma molto economico, contronbilanciati da Payot libraire, un'enorme libreria molto "classica", cara, ma meno commerciale. Poi ci sono le piccole librerie universitarie.
[Lugano. segnalibro] perchè
[Lugano. segnalibro] perchè non li intervisti per Lankelot? Il format potrebbe essere questo: http://www.lankelot.eu/letteratura/libreria-tilopa-intervista-a-gianfran...
(FNAC è arrivato anche qui. Fa concorrenza alle Feltrinelli, tendenzialmente. Siamo dalle stesse parti, dal punto di vista della competenza dei commessi e della natura di "grande magazzino)
Segnalo un romanzo
Segnalo un romanzo interessante sul tema: Il paese della paura di Isaac Rosa (Gran Via); la paura come risultato di un disegno perverso del potere per provocare dipendenza e bisogno di protezione. Mi è piaciuto, rece stupenda Gianfranco.
[Isaac Rosa] ti va di
[Isaac Rosa] ti va di scriverne? Sarebbe una gran cosa:) Ben ritrovata, Ana!
Buongiorno a tutti, appena
Buongiorno a tutti, appena posso sì, è un libro che merita.
[Isaac Rosa] grazie Ana:)
[Isaac Rosa] grazie Ana:) Aspettiamo.
[Svendsen] Scriveva
[Svendsen] Scriveva Cioran: "Coscienza non è lucidità. La lucidità, monopolio dell'uomo, rappresenta il punto d'arrivo del processo di rottura fra lo spirito e il mondo; è necessariamente coscienza della coscienza, e se noi ci distinguiamo dalle bestie, il merito o la colpa sono esclusivamente suoi" ("La caduta nel tempo", p. 89)
[Paura] "L'antidoto al tedio
[Paura] "L'antidoto al tedio è la paura. Occorre che il rimedio sia più forte del male" (Cioran, "L'inconveniente di essere nati", p. 75)